Proteste in Israele per la liberazione degli ostaggi: 38 arresti
Il 17 agosto 2025, a Tel Aviv, il fumo nero degli pneumatici in fiamme si solleva mentre la frustrazione di familiari di ostaggi sequestrati dal 7 ottobre 2023 continua a crescere. Circa 50 individui, tra cui solo 20 superstiti, rimangono prigionieri. I manifestanti esigono che il governo riporti a casa tutte le persone sequestrate: «Subito», è l’urlo che risuona nei cortei, con l’affermazione corale che «non possiamo vincere una guerra sui cadaveri dei sequestrati», riporta Attuale.
I volti degli ostaggi sono stati riprodotti su una enorme bandiera israeliana che copre la piazza degli ostaggi davanti al museo di Arte contemporanea a Tel Aviv. I familiari si sentono ignorati dalla coalizione al potere, di estrema destra. Dal palco, Yarden Bibas, che ha perso la moglie Shira e i figli Ariel e Kfir nel conflitto, ha espresso il suo dolore. Nel frattempo, Ilana Gritzewsky, rilasciata nel novembre 2023, ha messo in scena un matrimonio simbolico con il fidanzato Matan, ancora tenuto prigioniero a Gaza, facendo circolare un video che mostra il ragazzo, ripreso dai suoi carcerieri.
La mobilitazione ha visto una risposta massiccia da parte degli israeliani, nonostante il boicottaggio da parte del sindacato principale. Oltre 200 bus hanno trasportato i partecipanti, con le forze dell’ordine che hanno arrestato 38 manifestanti. La polizia ha dovuto intervenire per scontri tra automobilisti e manifestanti, mentre sirene suonavano in risposta a un missile lanciato dallo Yemen.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha minimizzato le proteste, accusando i manifestanti di «indurire le posizioni di Hamas nei negoziati». Si è rifiutato di assumersi responsabilità per le tragicità legate al conflitto, buttando le colpe su chi protesta: «Chi protesta pone le basi per i prossimi orrori». Queste affermazioni sono state ripetute da Bezalel Smotrich, ministro dell’interno, il quale ha avvertito che chiedere un accordo con i nemici mette in pericolo la sicurezza di Israele.
Il governo continua a perseguire una strategia di guerra, ordinando ai leader militari di conquistare Gaza, dove vivono oltre un milione di palestinesi, oltre 60.000 dei quali sono stati uccisi finora nel conflitto. I segnali di questa nuova fase includono l’ingresso di tende nella Striscia, destinate ai nuovi campi profughi. I paesi, compresa l’Italia, hanno recentemente inviato 161 pacchi di aiuti umanitari per sostenere la popolazione colpita da questa crisi duratura.