Escalation fra Stati Uniti e Venezuela: conflitto in vista nel Golfo del Messico
Una gravissima escalation militare è avvenuta nel Golfo del Messico, dove il Venezuela ha inviato caccia F-16 per sorvegliare una task force statunitense. Questa mobilitazione è una risposta diretta all’affondamento di un battello ritenuto parte delle operazioni narcotrafficanti da parte degli Stati Uniti, riporta Attuale.
In seguito a questi eventi, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti ad abbattere eventuali aerei venezuelani che sorvolassero le navi americane. Simultaneamente, dieci caccia F-35 sono stati dislocati nella base di Porto Rico per supportare le operazioni contro le forze di Nicolas Maduro, accrescendo così le opzioni di intervento sul campo. Secondo CNN, non sono escluse azioni militari anche su terraferma nei prossimi giorni.
Il presidente Maduro, durante una manifestazione, ha lanciato un chiaro messaggio, affermando che il paese è in una “fase di lotta armata” pronta a rispondere a qualsiasi aggressione. Pur denunciando le differenze con gli Stati Uniti, ha sottolineato che queste non giustificano un conflitto, né un cambio di regime. Tuttavia, Trump ha dichiarato che il focus degli Stati Uniti è sulle elezioni in Venezuela, definite “molto strane”.
Le forze americane hanno dispiegato una formazione navale composta da circa dieci navi con caratteristiche avanzate, in grado di effettuare operazioni anfibie e lanciare missili da crociera. Questa mobilitazione è stata giustificata come parte della strategia per combattere i narcotrafficanti connessi al governo di Maduro, accusato dalla Casa Bianca di collaborare con i trafficanti di droga. Tuttavia, le capacità militari della flottiglia suggeriscono che si tratti di mezzi pronti per un’azione bellica, piuttosto che semplici supporti per il controllo dei confini.
La distruzione della “lancia” veloce e la presunta uccisione di undici persone a bordo rappresentano un significativo aumento delle tensioni, suscitando preoccupazioni riguardo la legalità delle azioni statunitensi. Diversi analisti hanno sollevato dubbi sulla versione ufficiale fornita da Washington, mentre il Pentagono ha ribadito la sua intenzione di proseguire nella campagna militare.
In un contesto più sfumante, il capo della diplomazia statunitense, Marco Rubio, ha chiarito che le incursioni si concentreranno solo sui traffici provenienti da paesi non collaborativi, sottolineando il bisogno di un’azione concertata con i governi latino-americani, in particolare dopo intese con Ecuador e Messico, dove ci sono stati sviluppi significativi. Quito ha aperto alla cooperazione, mentre Trump ha autorizzato operazioni contro i boss della droga, mirando anche ai leader dei cartelli al di là del confine.
Sin dall’inizio della crisi venezuelana, gli Stati Uniti hanno aumentato la loro presenza nel Golfo del Messico, inviando droni, aerei spia e miglia di soldati, in una strategia mirata a fermare l’immigrazione clandestina, che tuttavia ha suscitato timori riguardo a un possibile intervento militare diretto.
Incredibile come le tensioni in Venezuela possano coinvolgere direttamente gli Stati Uniti… sembra quasi un film di guerra. Quante vite innocenti si perderanno in questa storia? Non si può risolvere tutto a cannonate! Qui in Italia si discute di tutto, ma la pace dovrebbe essere la priorità.