Terremoto in Afghanistan, Pangea lancia allerta su diritti delle donne e necessità di aiuto internazionale

02.09.2025 17:25
Terremoto in Afghanistan, Pangea lancia allerta su diritti delle donne e necessità di aiuto internazionale

Terremoto in Afghanistan: oltre 1400 vittime e un appello per l’intervento internazionale

Da domenica sera, l’Afghanistan è alle prese con una nuova crisi umanitaria a causa di un devastante terremoto che ha colpito in particolare la provincia orientale di Nangarhar. Secondo le prime stime, il bilancio ha già raggiunto 1400 morti e oltre 3000 feriti. «Probabilmente non conosceremo mai i numeri reali, poiché si tratta di aree remote e difficili da raggiungere. È fondamentale l’intervento della comunità internazionale per evitare che questa tragedia diventi ancora più grave», afferma Luca Lo Presti, presidente e fondatore della fondazione Pangea, che dal 2003 opera in Afghanistan a supporto delle donne, assistendone oltre 60.000. Le donne, in particolare, sono le vittime invisibili di questo disastro, riporta Attuale.

«Per queste donne, anche in situazioni estreme come questa, è vietato lasciare l’abitazione senza l’accompagnamento di un uomo. Se c’è una scossa e sono da sole, non possono uscire. Anche se ferite, non possono ricevere aiuto senza la presenza di una figura maschile», spiega Lo Presti. «Questo è il dramma della legge vigente in Afghanistan, sempre contro le donne, che non permette loro nemmeno il minimo soccorso». Al momento, Lo Presti si trova in Italia, ma i suoi operatori, tutti afghani, lo aggiornano costantemente sulla situazione. «Ho visto foto di donne ferite costrette a sedersi sui sassi, senza che nessuno le soccorra», aggiunge con tono agghiacciante.

Nonostante il regime talebano avesse cercato di espellere le organizzazioni umanitarie a giugno, recentemente il ministero ha convocato diverse ONG, tra cui Pangea, per chiedere supporto nella risposta all’emergenza. Tuttavia, i volontari locali hanno dovuto affrontare notevoli difficoltà: «Ci sono volute tre ore per arrivare a piedi nei villaggi colpiti dalle macerie», sottolinea Lo Presti. Sono stati autorizzati a creare team misti di medici e paramedici, formati sia da donne che da uomini, essenziali per superare le restrizioni culturali verso l’assistenza sanitaria. «In Afghanistan è vietato che un uomo venga curato da una donna e viceversa, il che complica ulteriormente le operazioni di soccorso», spiega.

Queste problematiche sono state amplificate dal ritorno al potere dei talebani nel 2021, che hanno trasformato leggi precedentemente informali contro le donne in normative scritte. «Oggi, una donna accusata di infedeltà, anche in assenza di prove concrete, rischia la lapidazione. Inoltre, in molti villaggi colpiti dal terremoto, le bambine non vanno a scuola, ma sono costrette a compiere lunghe camminate per raccogliere acqua», osserva Lo Presti.

Pangea sta attualmente implementando diversi progetti per affrontare queste sfide, tra cui la creazione di comparti di ostetricia, dato che le donne che vogliono partorire devono sostenere viaggi estenuanti per arrivare a un ospedale. Le conseguenze di queste difficoltà sono drammatiche: «Il tasso di mortalità tra le donne incinte è estremamente elevato», conclude Lo Presti.

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