Tragedia a Crans-Montana: Valentino Giola racconta del figlio ferito e della perdita degli amici

09.01.2026 03:05
Tragedia a Crans-Montana: Valentino Giola racconta del figlio ferito e della perdita degli amici

Tragedia a Crans-Montana: un padre racconta il dramma del figlio sopravvissuto

Milano, 9 gennaio 2026 – “Mio figlio sta un po’ meglio, grazie a Dio. Ma sapere che sei dei suoi amici non ce l’hanno fatta è stato un altro duro colpo. L’ha saputo il giorno dei funerali, ora sta cercando di elaborare il lutto”, ha dichiarato Valentino Giola, avvocato e padre di Giuseppe, un sedicenne tra i ragazzi feriti nel locale di Crans-Montana, ora ricoverato al Niguarda, dove è arrivato con l’elicottero la sera del 1° gennaio, riporta Attuale.

Come sono le sue condizioni?

“Mio figlio ha ustioni al volto e alla mano. I medici lo stanno curando al meglio e noi gli stiamo accanto. Ha iniziato a mangiare e a fare qualche passo da solo. Ma non ci sono solo le ferite fisiche: ieri (mercoledì, ndr) ha saputo che i suoi amici non ci sono più. Per lui è stato inaspettato, non immaginava ci fossero tante vittime e pensava che gli amici fossero stati tutti soccorsi negli ospedali”.

Conosceva quindi Chiara e Achille, le due vittime milanesi?

“Sì, Giuseppe andava con Achille alla scuola materna e conosceva Chiara da sempre. Basti dire che io stesso l’ho vista per la prima volta quando aveva un anno, le nostre famiglie sono molto legate e i nostri figli sono cresciuti insieme. Io vado a Crans-Montana da quando sono nato. Ma Giuseppe conosceva anche Sofia, Riccardo, Emanuele e Giovanni. I ragazzi erano tutti insieme, avevano formato un grande gruppo anche all’interno del locale”.

Giuseppe le ha raccontato di quella notte?

“Altroché. Subito, perché io sono corso al locale immediatamente, appena ho ricevuto la sua telefonata. Per fortuna è riuscito a uscire quasi subito, scappando appena un’amica si è accorta del fuoco. Ma non è stato semplice salvarsi”.

Perché?

“Perché davanti all’uscita si era già creata la calca. Per fortuna ha trovato la forza di gettarsi dalla scaletta di accesso alla veranda. Una volta fuori ha subito telefonato a casa e noi familiari lo abbiamo raggiunto. Mi sono trovato davanti una scena terribile, con tantissimi feriti. Io ho accompagnato mio figlio all’ospedale di Sion, siamo stati i primi ad arrivare. Poi l’ospedale ha accolto una sessantina di ustionati. Il personale era emotivamente provato”.

Ora come vi muoverete a livello legale?

“Con gli altri genitori stiamo pensando ad azioni, insieme e anche singolarmente. L’obiettivo principale non sono i risarcimenti (poca cosa, soprattutto per chi ha perso il proprio figlio) ma avere verità e giustizia, con una pena esemplare per i colpevoli, sicuramente i gestori ma anche gli enti preposti alla vigilanza. Un fatto del genere non deve accadere mai più. Noi ci sentivamo tranquilli, anche noi genitori abbiamo frequentato quel locale. Noi ci aspettavamo uno standard di alto livello, anche nella sicurezza. E dalla Svizzera ora ci aspettiamo un procedimento penale mantenuto su binari precisi e seri, anche per evitare che una località di fama internazionale come questa perda quel poco di faccia che ha conservato. La premier Meloni ci ha confortato, assicurandoci l’impegno massimo del governo per tutelare i ragazzi feriti e far emergere la verità”.

In questi giorni state ricevendo messaggi di affetto?

“Sì, siamo stati sommersi. C’è un affetto commovente da parte di tantissime persone. Anche la scuola di mio figlio (che frequenta il terzo anno al liceo scientifico Gonzaga, ndr) ci ha espresso vicinanza. Grazie a tutti, di cuore”.

1 Comment

  1. Incredibile, che tragedia… Non ci sono parole per descrivere il dolore di questa famiglia, soprattutto quando si perde un amico in situazioni così assurde. La sicurezza nei locali dovrebbe essere una priorità e invece… sai, ogni volta che sento notizie del genere, mi viene da pensare a quanto sia fragile la vita. Speriamo che alla fine ci sia giustizia.

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