Tre fratelli agricoltori fanno esplodere un casolare a Castel D’Azzano, morti tre carabinieri

14.10.2025 11:35
Tre fratelli agricoltori fanno esplodere un casolare a Castel D'Azzano, morti tre carabinieri

Esplosione mortale a Castel d’Azzano: tre carabinieri deceduti

Un’esplosione ha devastato un casolare a Castel d’Azzano, in provincia di Verona, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, uccidendo tre carabinieri e ferendo altri 19 tra forze dell’ordine e vigili del fuoco che intervenivano per un’operazione di sgombero contro una famiglia di agricoltori in difficoltà economica. L’esplosione è stata causata da tre fratelli, titolari dell’azienda agricola e noti per le loro reiterate minacce, che avrebbero fatto saltare in aria il loro casolare saturato di gas, riporta Attuale.

Le vittime dell’incidente sono il Luogotenente Carica Speciale Marco Piffari, 56 anni, il carabiniere Scelto Davide Bernardello, 36 anni, e il Brigadiere Capo Qualifica Speciale Valerio Daprà, 56 anni. L’esplosione ha completamente distrutto l’edificio, riducendolo in macerie. I primi accertamenti indicano che i carabinieri erano stati chiamati dopo che erano state sollevate preoccupazioni sulla sicurezza dell’area, in particolare riguardo a possibili esplosivi.

I tre fratelli, Franco, Dino e Marina Luisa Ramponi, avevano precedentemente minacciato di far esplodere la struttura. Recentemente, le autorità avevano già registrato l’azione di rimozione dei loro beni. Secondo il procuratore Raffaele Tito, l’operazione era finalizzata a verificare la presenza di bottiglie molotov, qualche giorno prima erano state avvistate sul tetto del casolare.

I dettagli dell’incidente

La notte dell’incidente, i tre fratelli avrebbero ripetuto le loro minacce all’arrivo dei carabinieri prima di innescare l’esplosione. La potenza della deflagrazione ha dimostrato la presenza di numerose bombole di gas all’interno dell’abitazione. Dino e Marina Luisa sono stati arrestati immediatamente; il terzo fratello, Franco, è stato trovato dopo una breve fuga nei campi circostanti.

I parenti e i conoscenti hanno descritto i Ramponi come persone che vivevano in modo isolato, lavoravano di notte e spesso erano visti accudire le mucche. La loro situazione vissuta in un contesto di grave indebitamento e segnalazioni di problematiche familiari risale al 2014, culminata in questo tragico epilogo.

Reazioni e conseguenze

I rappresentanti delle istituzioni hanno espresso il loro cordoglio per la tragedia. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dichiarato di sentirsi “sconcertato e addolorato” per la perdita dei tre carabinieri, sottolineando il loro sacrificio nel servire lo Stato. La premier Giorgia Meloni ha aggiunto che questa tragedia richiama all’impegno e al sacrificio degli ufficiali delle forze dell’ordine.

Nel frattempo, le indagini continuano per accertare le responsabilità di quanto accaduto e per valutare ulteriori misure di sicurezza nella gestione delle situazioni critiche legate all’abitazione dei Ramponi. In particolare, saranno esaminate le minacce precedenti fatte dalle stesse persone e il contesto legato alla loro lunga battaglia contro lo sfratto, che ha messo in luce una complessa rete di debiti e sfratti legali.

Chi erano i carabinieri deceduti

Marco Piffari, 56 anni, era un ufficiale con una carriera di lungo corso, arruolato nei Carabinieri dal 1987. Davide Bernardello, 36 anni, aveva iniziato il suo servizio nel 2014, mentre Valerio Daprà, anche lui 56 anni, si era unito alle forze. Vengono ricordati non solo per il loro coraggio, ma anche per la loro dedizione al dovere in servizio verso la comunità.

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