Tre medici sospesi per aver alterato certificati per ostacolare il rimpatrio degli immigrati irregolari
Tre medici sono stati sospesi dalla professione per 10 mesi, mentre altri cinque colleghi indagati hanno ricevuto lo stesso provvedimento, vietando loro di occuparsi di certificati legati all’idoneità per la detenzione amministrativa nei cpr, i centri di permanenza per i rimpatri. Questa decisione è stata presa dal gip in merito agli otto medici del reparto di Malattie Infettive di Ravenna, accusati di aver elaborato in modo premeditato e ideologico certificati falsi volti a impedire il rimpatrio di stranieri irregolari, riporta Attuale.
L’indagine condotta dalla polizia è iniziata nel luglio 2025, quando una delle dottoresse indagate ha inviato, per errore, un modulo prestampato dalla Simm, la società italiana di medicina delle migrazioni, insieme a un certificato di non idoneità alla Questura. Gli agenti, insospettiti, hanno richiesto chiarimenti, e la dottoressa, come risulta dalle chat sequestrate, ha manifestato preoccupazione, affermando: “È arrivato l’ispettore e ora mi vogliono fare un verbale”. I dati raccolti tra settembre 2024 e gennaio 2026 mostrano che, su 64 irregolari accompagnati in ospedale per visite, 44 sono tornati liberi: 34 erano considerati non idonei e 10 si erano rifiutati di sottoporsi agli accertamenti. Degli individui rilasciati, 10 hanno successivamente commesso una ventina di reati. Tra il 10 settembre 2025 e il 16 gennaio 2026, nessun irregolare sottoposto a visita ha ottenuto idoneità; un medico ha negato l’idoneità per ben 11 volte consecutive.
Le chat degli indagati rivelano una notevole preoccupazione sul tema dei cpr. Una delle dottoresse dichiarava: “Per me la cosa dei cpr è molto chiara – e ormai ci siamo dentro così tanto”. Ha poi aggiunto: “È una rottura, ma la scelta è puramente etica. Noi avremmo dato più di 20 non idoneità e non è successo niente. La cosa importante è essere uniti e non succede nulla”. In un’altra chat, una dottoressa si descriveva come “anarchica e antagonista”, mentre un altro medico ha registrato le reazioni positive dei pazienti: “Ho dato la non idoneità per un cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi”.
Tra le discussioni emerge anche un infettivologo che lavora in una struttura di Milano, molto attivo nella rete anti-cpr, il quale esprimeva soddisfazione per il rilascio di certificati di non idoneità, scrivendo a una collega di Ravenna: “Bene! Gli facciamo il c…o a questi maledetti sbirri” e richiedendo copie delle certificazioni per mantenere una mappatura.
Andrea Colombari