Tre suore austriache hanno fatto notizia occupando il loro convento a Elsbethen, vicino a Salisburgo, dopo essere state trasferite forzosamente in una casa di riposo. Le anziane religiose hanno riattivato l’energia elettrica e l’acqua, rimanendo nella struttura per continuare la loro vita spirituale e lavorativa, come raccontato da diversi media locali e internazionali, riporta Attuale.
Protagoniste della protesta
Le tre suore, suor Bernadette (88 anni), suor Regina (86 anni) e suor Rita (82 anni), sono le ultime rappresentanti delle Canonichesse regolari ospedaliere della misericordia di Gesù in Austria. Un tempo insegnanti di una scuola religiosa, ora si battono contro ciò che considerano un “esilio” ingiusto. “Prima di morire in quella casa di riposo, preferisco andare in un prato ed entrare nell’eternità”, ha dichiarato suor Bernadette alla Bbc.
Occupazione e supporto
Il prevosto Markus Grasl nel 2024 aveva dichiarato la struttura inagibile e trasferito le suore senza consenso, scatenando così la loro reazione. Le suore hanno forzato l’ingresso al convento e iniziato a documentare la loro resistenza sui social media, creando una comunità di supporto che ha attirato l’attenzione del pubblico.
Con l’hashtag “Nonnen Goldenstein”, la loro occupazione è diventata un caso di rilevanza globale, attirando l’interesse di giornalisti e cittadini, e ora hanno ricevuto aiuti umanitari e legali. “Erano canonichesse, sono diventate creator”, ironizzano i sostenitori, evidenziando il cambiamento di ruolo delle suore da religiose a influenze sociali.
Il potere dei social media
Utilizzando Instagram e TikTok, le suore hanno attratto centinaia di migliaia di follower, aumentando la visibilità della loro causa. “I social sono l’unica protezione che ci è rimasta”, hanno dichiarato, sottolineando come queste piattaforme siano diventate fondamentali per la loro resistenza.
Reazioni ufficiali
Il prevosto Grasl ha inizialmente condannato l’occupazione come “azione incomprensibile” e “violazione del voto di obbedienza”. Tuttavia, di fronte alla crescente attenzione mediatica, ha aperto alla possibilità di negoziare con le suore, proponendo di permettere loro di rimanere in convento a patto di chiudere i loro profili social. La risposta delle suore è stata netta: no a un “contratto capestro” e no al silenzio digitale, lasciando l’ultima parola al Vaticano.
Non ci posso credere, queste suore hanno più grinta di tanti giovani! Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbero riprese la loro vita spirituale in modo così battagliero? In un mondo dove si cerca sempre di zittire le voci, loro dimostrano che la fede e la determinazione possono ancora fare la differenza. Chissà, magari basterebbe anche un po’ di questa forza per risolvere i nostri problemi quotidiani in Italia!