Palmoli (Chieti) – I giudici del tribunale per i minorenni dell’Aquila hanno deciso di non permettere il ritorno a casa dei tre figli della famiglia del bosco, ordinando un’indagine psico-diagnostica sui genitori Catherine Birmingham e papà Nathan Trevallion e sui fratellini di 6 (due gemelli) e 8 anni (la sorella maggiore). La psicologa Simona Ceccoli, nominata consulente tecnico d’ufficio, ha quattro mesi per valutare “gli stili relazionali e comportamentali; le capacità e competenze genitoriali, nello specifico la capacità di riconoscimento dei bisogni psicologici (in particolare affettivi ed educativi) del minore; l’attenzione progettuale alle esigenze di crescita del minore per garantire un adeguato sviluppo psichico”, riporta Attuale.
Ceccoli dovrà inoltre “valutare se i genitori presentino caratteristiche psichiche idonee ad incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale. Ove tale incidenza sia affermata, riferisca se le capacità genitoriali siano recuperabili in tempi congrui rispetto allo sviluppo e alla crescita dei minori, indicando il percorso educativo che i genitori dovranno intraprendere”. Una indagine psico-diagnostica è stata disposta anche sui bambini “per accertare le loro condizioni attuali di vita, l’andamento dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo, le figure di riferimento riconosciute dagli stessi minori e i modelli di identificazione sviluppati”.
I bambini in difficoltà educativa
I bambini sono dal 20 novembre ospitati in una struttura protetta a Vasto. Nell’ordinanza dei giudici si torna sul tema dell’istruzione inadeguata dei bambini. “La primogenita è ancora in una fase alfabetica e non ortografica, poiché non sillaba le lettere, non mette insieme i numeri e non ha raggiunto la fase lessicale”. Nella sua relazione, la responsabile della casa-famiglia riferisce che tutti i bambini “comprendono abbastanza l’italiano, ma hanno più difficoltà nel parlato.
Rispetto ad attività legate alla didattica, “i primi 3-4 giorni tutti e tre i fratelli si sono rifiutati di colorare e/o di leggere e scrivere, sia in lingua inglese che in italiano: tendenzialmente sfogliano libri con disegni per età inferiori (3-5 anni) chiedendo all’educatrice di leggere per loro. È pertanto necessaria la formulazione di una programmazione didattica che assicuri un’efficace istruzione di tutti i minori e il recupero delle gravi carenze riscontrate nella figlia maggiore, sicché, se si optasse per l’istruzione parentale, sarebbe indispensabile l’individuazione dei precettori che dovrebbero parteciparvi per le aree e le materie per cui i genitori sono carenti.
Imbarazzo e diffidenza nei rapporti sociali
Al momento il Servizio Sociale segnala ancora che “nell’interazione con gli altri bambini presenti in comunità si denota imbarazzo e diffidenza”. Il responsabile della casa-famiglia, scrivono i giudici, “evidenzia che il disagio maggiore si può osservare quando si attivano fra loro confronti sia per le proprie esperienze personali che per le proprie competenze, in quanto si evidenziano deprivazioni di attività condivisibili con il gruppo dei pari, per esempio da un semplice gioco ad attività più specifiche come i compiti scolastici e conoscenze generali.”
Analisi delle scelte educative dei genitori
Nella situazione descritta, si legge nell’ordinanza, “si ritiene peraltro necessario un congruo accertamento tecnico sulle competenze genitoriali, tanto più in considerazione del gravoso carico educativo che i genitori, optando per scelte di istruzione non convenzionali, si sono assunti in via esclusiva, senza potersi giovare del contributo dei professionisti dell’educazione”. Gli “indizi” che si ricavano dalla condotta tenuta dai genitori nelle “interlocuzioni con le autorità sanitaria e sociosanitaria e nell’ambito di questo procedimento parrebbero deporre in favore di una notevole rigidità dipendente dai valori ai quali conformano le loro scelte di vita e dell’assenza di competenze negoziali che consentano loro di ottenere i risultati perseguiti e di farlo al minor costo possibile.
Rigidità dei genitori e scelte emergenziali
Significativo per i giudici appare “il rifiuto dell’impiego del sondino naso-gastrico (verosimilmente poiché fatto di silicone o poliuretano) nel trattamento dell’intossicazione da funghi dei figli in occasione del ricovero in ospedale” nell’autunno 2024, che denoterebbe “l’assoluta indisponibilità dei genitori a derogare anche solo temporaneamente e in via emergenziale ai principi ispiratori delle proprie scelte esistenziali; come del resto necessario insistere perché la madre abbattesse la sua contrarietà necessarie a trattare la seria bronchite con broncospasmo da cui era affetta da uno dei gemelli.” Infine, l’ordinanza stigmatizza l’insistenza con cui la madre Catherine “pretende che vengano mantenute dai figli abitudini e orari difformi dalle regole che disciplinano la vita degli altri minori ospiti della comunità, circostanza che fa dubitare dell’affermata volontà di cooperare stabilmente con gli operatori nell’interesse dei figli.”