DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – L’obiettivo di Trump in Iran è il cambio di regime. Il presidente lo dichiara esplicitamente nel suo messaggio di otto minuti alla nazione, trasmesso su Truth poco prima dell’attacco, invitando gli iraniani «a prendere il controllo del governo» e avvertendo che «probabilmente sarà la vostra unica chance per generazioni». In un’intervista al Washington Post, ribadisce che l’azione si concentra sulla «libertà» del popolo iraniano: «Tutto quello che voglio è la libertà del popolo. Voglio una nazione sicura, ed è quello che avremo». Gli obiettivi dell’attacco comprendono leader iraniani, con sostenitori della guerra che affermano che il regime non è mai stato così vulnerabile. Tuttavia, nessuno dei consiglieri di Trump ha confermato che il cambio di regime sarà risultato certo di questa guerra.
Ai cittadini americani, Trump giustifica questa campagna militare in Medio Oriente, che potrebbe protrarsi per settimane, come una necessità per difendersi da «minacce imminenti», aggiungendo: «Lo stiamo facendo per il futuro, non per l’oggi», riporta Attuale.
«Una guerra per scelta, non per necessità»
È una guerra per scelta, non una guerra necessaria, avverte Richard Haass, che utilizzò lo stesso termine per la guerra in Iraq nel 2003. «Non è una guerra che dovevamo combattere adesso. Non è che l’Iran ha superato una nuova soglia e poneva un rischio imminente. È un attacco preventivo, non è una guerra fatta per necessità».
Trump e Netanyahu riconoscono che l’Iran è vulnerabile, ma non cambierà strategia, continuando a sviluppare il suo programma nucleare e a sopravvivere a lungo termine.
L’attacco è descritto anche da Israele come preventivo, evocando paralleli con il discorso sullo stato dell’Unione di Trump, dove sostiene che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari, simile al discorso di Bush nel 2002. L’amministrazione Bush parlava delle «armi di distruzione di massa» che non esistevano; ora Trump menziona una futura minaccia di una bomba atomica dopo aver distrutto il programma nucleare iraniano. Rivolge il suo sguardo al passato, menzionando eventi come la crisi degli ostaggi del 1979 e l’attacco ai Marines a Beirut nel 1983. Il giorno prima dell’attacco, aggiunse che i negoziati non stavano procedendo come sperato e che l’Iran non intendeva rinunciare ai missili balistici, per cui ha optato per l’uso della forza.
L’opinione pubblica
Gli americani sono divisi su questo attacco. Trump è stato eletto promettendo di evitare il coinvolgimento in «avventure all’estero» e creando aspettative di una riduzione degli impegni militari in Medio Oriente. Tuttavia, la guerra è presentata da alcuni media come necessaria per realizzare una «vera pace nella regione».
Un anno fa, il presidente esponeva una dottrina basata su commercio e affari, criticando severamente interventisti e neocon. Adesso, Trump ammette che anche la vita di soldati Usa potrebbe essere a rischio in questa operazione. Il vicepresidente JD Vance, anticipando l’attacco, ha dichiarato al Washington Post che le azioni di Trump non porteranno a una guerra prolungata, mentre Trump deve affrontare la sua rielezione.
Tuttavia, la scommessa di Trump è che gli americani percepiranno l’operazione come un atto di forza. La forza è apprezzata dal pubblico, che cerca soluzioni definitive a problemi protratti nel tempo. «Non lo facciamo per l’oggi ma per il futuro, ed è una nobile missione»; oltre a ciò, Trump può riprendere il controllo della narrazione mediatica, spostando l’attenzione da temi scottanti come la situazione economica.
Il Congresso
Il senatore democratico Tim Kaine, membro delle Commissioni Forze Armate e Affari Esteri, definisce questa guerra illegale, chiedendo: «Gli americani vogliono prezzi più bassi, non più guerre». Egli obietta che non ci sono stati obiettivi chiari e l’azione è avvenuta senza il consenso del Congresso, in violazione della Costituzione. «Questi attacchi sono un errore e spero che non costino la vita ai nostri figli in uniforme», ha esclamato. Il deputato repubblicano Thomas Massie ha definito l’azione un atto di guerra «non autorizzato», chiedendo ai membri di riunirsi per votare. Anche il senatore della Pennsylvania, John Fetterman, ha elogiato il coraggio di Trump.
Il Senato, controllato dai repubblicani, non è riuscito ad approvare una risoluzione per limitare l’uso della forza americana in Iran.