Nel corso di una recente rivelazione documentata dal Wall Street Journal, è emerso che la ministra della Giustizia Pam Bondi avrebbe informato Trump nel mese di maggio sulla presenza del suo nome, insieme a molti altri, nei file relativi a Epstein. La Casa Bianca ha prontamente risposto, bollando tali affermazioni come “fake news”. Nel frattempo, la commissione di vigilanza della Camera ha convocato l’ex collaboratrice di Epstein, Ghislaine Maxwell, per un’udienza in carcere fissata per l’11 agosto, riporta Attuale.
In risposta alle accuse di alto tradimento mosse da Trump, Obama ha offerto una replica attraverso un portavoce, definendo tali affermazioni “bizzarre” e “ridicole”, e un tentativo debole di sviare l’attenzione pubblica. Martedì, Trump ha esortato i giornalisti a focalizzarsi su altri aspetti, come i documenti declassificati dalla sua direttrice dell’intelligence nazionale, destinati a dimostrare che nel dicembre 2016, Obama e il suo consiglio di sicurezza nazionale avrebbero cercato di falsamente legare Trump ai presunti tentativi russi di interferire nelle elezioni in cui aveva prevalso su Hillary Clinton.
Gabbard ha accusato Obama di aver ordinato la preparazione di un “documento di intelligence manipolato” che contraddiceva le informazioni già fornite dai servizi. Anche John Ratcliffe, attuale capo della CIA, ha condotto un riesame criticando il suo predecessore, John Brennan, per aver distorto l’intelligence per motivi politici.
In modo accorto, Gabbard ha esplicitato le sue accuse, parlando di “cospirazione per alto tradimento” e di “golpe”. Tuttavia, i media americani principali, con l’eccezione di Fox News, hanno espresso scetticismo, affermando che Gabbard mescola questioni distinte: è vero che l’intelligence riteneva che la Russia non avesse effettuato tentativi di hacking delle macchine elettorali, ma ha comunque tentato di influenzare il voto attraverso altre modalità. Viene citata un’indagine della commissione intelligence del Senato del 2020, avallata da repubblicani come l’attuale segretario di Stato Marco Rubio, che sosteneva che Putin avesse ordinato attacchi informatici contro reti associate al partito democratico, mirando a rivelare “informazioni dannose per Hillary Clinton e la sua campagna presidenziale” al fine di “favorire la campagna di Trump e minare il processo democratico”.
In un’uscita drammatica durante un briefing alla Casa Bianca, Gabbard ha presentato un ulteriore rapporto della Commissione Intelligence della Camera risalente al 2017, redatto da repubblicani. Anche in questo caso, è stato confermato che la Russia ha interferito, sotto ordine di Putin, per creare “divisioni nella società americana e minare la nostra fiducia nel processo democratico”, sebbene non si indicasse alcuna preferenza per la vittoria di Trump o di Clinton.
Gabbard ha dichiarato: “Non c’è prova che Putin volesse la vittoria di Trump”, aggiungendo che Mosca si era preparata a una vittoria di Clinton, riservando le informazioni più compromettenti per quando ella sarebbe divenuta presidente. Ha insinuato che la Casa Bianca avesse nascosto informazioni di intelligence che contraddicevano le conclusioni previste e avesse fatto affidamento su dati non attendibili per costruire la “bugia” di collusione di Trump con Putin, minando la fiducia nella sua presidenza. La portavoce del presidente, Karoline Leavitt, conclude dicendo: “Dicevano che Trump era una minaccia alla democrazia; erano loro la vera minaccia”.
Nonostante Trump avesse frequentemente attaccato Obama, non aveva mai raggiunto il punto di minacciare il suo arresto, affermando: “Che sia giusto o sbagliato, è ora di perseguire le persone. Obama è stato scoperto direttamente”. Secondo il New York Times, i documenti presentati da Gabbard offrono “spunti interessanti sullo sviluppo dell’analisi delle attività russe da parte delle agenzie di spionaggio e sul dibattito riguardante la loro valutazione”, ma non modificano il consenso generale che vede la Russia come attore intervenuto nel processo elettorale con l’intento di danneggiare Clinton. Dal canto suo, Leavitt ha rivolto critiche al New York Times e al Washington Post, affermando che non meritano i Pulitzer ricevuti sul tema del Russiagate. Trump si distingue come il primo presidente nella storia moderna degli Stati Uniti ad accusare un suo predecessore di alto tradimento, una pratica che non rimane isolata nel tempo: già nel 2020, accusava Obama di aver spiato il suo personale e di aver permesso a una presunta burocrazia di rovesciare la sua amministrazione, utilizzando come pretesto i legami con la Russia.