Trump e Putin: la nuova strategia per una tregua fragile in Ucraina
Donald Trump tenta di capitalizzare sull’effetto «Gaza» per proporre un nuovo incontro con Vladimir Putin, sperando in un’intesa che si prospetta fragile e incerta, riporta Attuale.
Il tentativo di Trump di rimediare al fallimento del summit di Anchorage rivela una sua nuova strategia. Durante un’intervista ha ammesso di temere che Putin possa ingannarlo, chiudendo con la frase: «Ci hanno provato in tanti a fregarmi, per tutta la vita, e me la sono cavata». La questione rimane se Trump sarà in grado di interrompere la lunga serie di presidenti americani che sono stati presi in giro dal leader russo, da Bush a Biden. In questa ottica, Trump ha compreso di aver subito un danno d’immagine in Alaska, ribadendo: «Putin mi ha mollato».
L’ipotesi di un vertice a Budapest, proposta da Putin stesso, si colloca in un contesto complesso. Il summit è stato annunciato poco prima della visita di Zelensky a Washington, mentre Trump stava per autorizzare la vendita di missili Tomahawk all’Ucraina, capaci di colpire obiettivi militari russi lontani dal fronte. Questa situazione di stallo, con la Russia incapace di avanzare nonostante il suo esercito più grande, rende il contesto sempre più penoso per Mosca e mostra le difficoltà economiche che l’affliggono.
Trump sembra intenzionato a usare il vertice di Budapest per ripetere i successi ottenuti a Sharm-el-Sheik, posizionandosi come «il mediatore che chiude le guerre». Tuttavia, la sua delegazione manifesta un atteggiamento più cauto rispetto all’incontro precedente. Il blocco della fornitura di missili a Kiev lascia aperta la possibilità di una soluzione temporanea, sebbene la minaccia di inviare i missili resti sul tavolo, in quanto ritenuti efficaci per mettere sotto pressione Putin.
In questo frangente, sia Zelensky che i leader europei si mostrano leggermente più ottimisti rispetto alla vigilia di Anchorage. Questo cambio di tono è in parte dovuto alla preparazione dell’incontro da parte degli Stati Uniti e alla figura di Marco Rubio, segretario di Stato di comprovata competenza in ambito di politica estera, nota per le sue posizioni ferme contro Putin.
In aggiunta, il Pentagono ha incrementato la fornitura di armi negli ultimi mesi, segnalando un’aggressiva risposta alle manovre russe. Le informazioni di intelligence hanno permesso all’Ucraina di attaccare obiettivi in territorio russo. Anche le misure economiche come i dazi del 50% contro l’India, influenzata dal commercio di petrolio russo, segnalano una posizione più dura da parte degli Stati Uniti nei confronti di Mosca. Intanto, il Congresso sta considerando nuove sanzioni contro la Russia, avanzate da leader repubblicani vicini alla Casa Bianca come Lindsay Graham.
Infine, nonostante Trump possa continuare a guardare a Putin con una certa fascinazione, le aspettative per l’incontro di Budapest appaiono contenute. La sua amministrazione sembra puntare a una soluzione «stile Gaza», una tregua fragile, con la promessa che una pausa dell’offensiva russa potrebbe consentire all’Ucraina di recuperare le sue forze e riparare le infrastrutture critiche in vista dell’inverno.
Mah, la situazione è davvero complicata… Trump e Putin a Budapest?! Sembra più un tentativo di salvare la faccia che altro. Povera Ucraina, tra una guerra e l’altra tutte le promesse svaniscono, come sempre. Speriamo che questa volta ci sia un vero accordo, ma ho i miei dubbi. In Italia ci si perde anche solo a trovare un accordo sul caffè!