Trump discute operazione per supportare milizie curde in Iran con l’aiuto della Cia

04.03.2026 13:25
Trump discute operazione per supportare milizie curde in Iran con l'aiuto della Cia

Funzioni militari e strategiche degli Stati Uniti in Iran: incertezze e prospettive

DALLA NOSTRA INVIATA
AUSTIN (TEXAS) – I nuovi leader che gli Stati Uniti avevano identificato come successori di Khamenei in Iran sono morti, con segnalazioni che indicano anche un secondo gruppo di candidati deceduti. Ora, un terzo gruppo viene considerato, ma i tempi non promettono buone notizie, con Donald Trump che ha dichiarato martedì 3 marzo nello Studio Ovale di non conoscere a lungo termine i nomi di possibili successori, riporta Attuale.

Il presidente americano si sta orientando verso l’idea che la leadership futura debba provenire “qualcuno dall’interno” dell’Iran, piuttosto che figure estranee come il principe Reza Pahlavi, ritenuto “una brava persona”, ma meno adatto rispetto a qualcuno che attualmente gode di popolarità in Iran. Trump ha lodato il “Modello Venezuela” e diretto alcune critiche alla gestione post-Saddam Hussein in Iraq, avvertendo che il “scenario peggiore” consentirebbe a un’altra leadership malvagia di emergere.

Riguardo alla possibilità di un intervento militare, Trump non ha escluso l’invio di truppe di terra, pur specificando che non si stanno considerando soldati americani. Ha discusso con i leader curdi, inclusi quelli iraniani, e sembrerebbe aperto a supportare milizie armate per rovesciare il regime, secondo fonti del Wall Street Journal. Recentemente, attacchi aerei israeliani nel settore occidentale dell’Iran potrebbero preparare il terreno per operazioni curde, con segnalazioni che indicano che migliaia di miliziani curdi siano pronti a intraprendere “operazioni via terra” in Iran nei prossimi giorni.

Trump ha rivelato che i contatti con i curdi e l’intento di armare i combattenti da parte della CIA sono fattori critici nella sua strategia. Durante il suo intervento, ha risposto a domande sulla tempistica dell’attacco israeliano, affermando che, piuttosto, era lui a “forzare la mano” a Israele in quanto credeva che l’Iran stesse pianificando un attacco. Ciò contraddice dichiarazioni del suo segretario di Stato, Marco Rubio, creando confusione tra i sostenitori Maga.

La situazione continua a evolversi, con due alti funzionari americani affermando che non ci sono stati contatti segreti con il regime iraniano, nonostante alcuni paesi emergano come potenziali mediatori. Il processo militare, secondo i funzionari, dovrà proseguire senza compromessi. Inoltre, la risposta iraniana ai negoziati è stata caratterizzata da un atteggiamento “sfidante”; il ministro iraniano Araghchi ha affermato che l’arricchimento dell’uranio è un “diritto inalienabile”, mentre gli americani hanno controbattuto dichiarando che sono pronti ad intervenire.

Considerando il contesto, Trump si mostra attento al mercato dell’energia, avvertendo che i prezzi del carburante sono aumentati. Informazioni dal suo team indicano che si prevede un aumento temporaneo dei prezzi, ma si spera in una loro eventuale diminuzione. Il presidente ha anche comunicato che un’agenzia governativa garantirà la sicurezza delle navi nello stretto di Hormuz e ha manifestato disponibilità ad inviare una scorta navale alle petroliere. Le forze militari americane, ha dichiarato, sono completamente pronte per un possibile aumento delle tensioni.

Infine, Trump ha ribadito che gli Stati Uniti dispongono di risorse materiali ampie per continuare le operazioni in corso, criticando Biden per aver “consegnato troppo” all’Ucraina, sebbene gli esperti avvertono che i paesi del Golfo potrebbero esaurire le riserve di missili intercettori in pochi giorni.

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