Trump e il cambio di strategia: obiettivi nucleari e militari in continua evoluzione

02.04.2026 09:35
Trump e il cambio di strategia: obiettivi nucleari e militari in continua evoluzione

Trump e la guerra in Iran: una missione incompleta

Donald Trump si muove come una pallina da flipper sulla mappa mondiale, con spostamenti che lo portano dal Medio Oriente al Venezuela, dall’Ucraina a Cuba, e dall’Alleanza Atlantica fino al Golfo Persico. Un susseguirsi di propositi e obiettivi che cambiano in continuazione, generando confusione sui reali intenti americani e sull’eventuale presenza di strategie diversive. La crisi iraniana ne rappresenta un esempio emblematico, riporta Attuale.

Quando è esplosa la rivolta popolare in Iran, Trump aveva esortato i giovani a prepararsi, ma le sue priorità sono rapidamente cambiate, spostandosi verso ambiziosi obiettivi di cambio di regime e di interruzione del programma nucleare degli ayatollah. All’inizio della operazione Epic Fury, questi erano i due punti fondamentali, a cui si sono aggiunti scenari di operazioni terrestri su isole strategiche e blitz per controllare centri atomici.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha delineato gli obiettivi iniziali della guerra, specificando le distruzioni inflitte all’aviazione e alla Marina iraniane e sottolineando come la capacità missilistica sia stata notevolmente ridotta. Tuttavia, nel documento redatto non si fa menzione alcuna al cambio di regime, nonostante Trump affermi che la situazione si è di fatto modificata con l’eliminazione di numerosi leader, incluso Ali Khamenei.

Il primo ministro israeliano Bibi Netanyahu ha confermato la linea americana, dichiarando che l’industria militare iraniana è stata neutralizzata. Tuttavia, ha anche avvertito che la guerra è ancora a metà del suo percorso, mantenendo aperta la possibilità di ulteriori attacchi, non solo in Iran. Trump, dal canto suo, ha ribadito che le recenti settimane di bombardamenti hanno paralizzato le capacità nucleari dei pasdaran.

Il quadro rimane complesso, specialmente per quanto riguarda i danni inflitti al programma nucleare iraniano. Secondo l’Aiea, una considerevole quantità di uranio arricchito è ancora conservata in un deposito sotterraneo, il quale potrebbe, con il tempo, essere recuperato dagli ingegneri iraniani.

Per quanto riguarda i missili, i pasdaran sembrano lanciarne meno, ma mantengono comunque una certa capacità operativa, come dimostrano gli attacchi recenti contro Israele e altre nazioni del Golfo. Non mancano opinioni contrastanti sulla reale portata delle scorte missilistiche dei Guardiani della Rivoluzione.

I danni inflitti alle infrastrutture militari e civili dell’Iran appaiono estesi, così come l’alto numero di militari eliminati. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha comunicato di aver preso di mira 12.000 obiettivi, confermando l’alto uso di intercettori da parte di alleati e della Pentagono, mentre diverse ondate di droni-kamikaze continuano a rappresentare una minaccia.

Netanyahu ha ammesso che la missione non è conclusa, esprimendo la volontà di proseguire la guerra in base alla dottrina della guerra permanente, mirando a Hezbollah in Libano, una minaccia diretta per Israele. Trump, in contrapposizione, ha suggerito un approccio più moderato, ipotizzando una conclusione della Epic Fury, ma mantenendo la possibilità di attacchi mirati in futuro. Tuttavia, la gestione della situazione dipenderà anche dalle scelte dei pasdaran, che sembrano determinati a proseguire la loro offensiva per un periodo prolungato, ed esprimono un interesse nel negoziare una tregua in cambio di libere rotte di navigazione nel Golfo di Hormuz.

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