La Groenlandia nel mirino degli Stati Uniti: dichiarazioni e strategie di Trump
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – In una recente intervista con la CNN, Stephen Miller, influente consigliere di Trump e vicecapo dello staff della Casa Bianca, ha affermato che «ovviamente la Groenlandia dovrebbe essere parte degli Stati Uniti, perché l’America possa garantire la sicurezza dell’Artico, proteggere e difendere la Nato e gli interessi nazionali». Miller ha sottolineato che non c’è necessità di discutere la questione in un contesto di operazione militare, affermando che «nel mondo reale vige la legge del più forte» e che «nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia», riporta Attuale.
Nonostante i funzionari americani e gli alleati di Trump tendano a minimizzare la possibilità di un’azione militare in Groenlandia, Trump non ha escluso tale eventualità. La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato a Reuters che «naturalmente l’uso delle forze armate statunitensi è sempre un’opzione» tra le diverse possibilità attualmente in considerazione per perseguire l’«acquisizione della Groenlandia», che è «una priorità di sicurezza nazionale».
Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, una delle opzioni sul tavolo sarebbe l’acquisto diretto della Groenlandia dalla Danimarca. Questa intenzione sarebbe stata espressa dal segretario di Stato Marco Rubio lunedì durante un incontro con i parlamentari americani.
Un’annessione diretta appare improbabile, ma l’interesse di Trump deve essere preso sul serio. Sembra intenzionato a «rafforzare l’influenza americana sull’isola» e a cambiarne lo status prima della fine del suo mandato. La strategia americana si articola su due fronti: 1) sostenere il movimento di indipendenza della Groenlandia e alimentare le divisioni con la Danimarca; 2) cercare di ottenere un accordo con la Groenlandia, bypassando la Danimarca. Secondo quanto riportato dal settimanale Economist, si sta considerando la possibilità di proporre alla Groenlandia un accordo denominato «Compact of Free Association» (Cofa), simile a quelli già offerti a piccole nazioni nel Pacifico, come la Micronesia.
I Cofa permettono alle forze armate americane di operare liberamente nei paesi firmatari, offrendo anche rimozione di dazi commerciali e servizi essenziali, inclusa la difesa militare. Tuttavia, questo piano potrebbe affrontare ostacoli significativi, in quanto la Groenlandia dovrebbe probabilmente separarsi dalla Danimarca per procedere.
Negli ultimi mesi, i funzionari americani hanno attivamente alimentato le divisioni tra Groenlandia e Danimarca. In marzo, il vicepresidente J.D. Vance, durante una visita all’isola, ha criticato la Danimarca per non aver fatto abbastanza per gli abitanti, dando l’impressione di sostenere l’indipendenza della Groenlandia.
A dicembre, Trump ha nominato Jeff Landry, governatore repubblicano della Louisiana, come inviato speciale per la Groenlandia. Nel frattempo, la CIA e l’Agenzia per la sicurezza nazionale hanno intensificato il monitoraggio del movimento di indipendenza in Groenlandia, con il compito di identificare simpatizzanti negli Stati Uniti, mentre il governo danese ha convocato diplomatici americani tre volte lo scorso anno per richieste di chiarimento.
I danesi evidenziano che la Groenlandia ospita già una base americana e non ci sono limiti al numero di soldati statunitensi che possono essere schierati secondo i trattati esistenti, sebbene un aumento significativo richiederebbe l’approvazione di Copenaghen. Gli americani cercano di stabilire un dialogo diretto con il governo groenlandese, anche se finora tali tentativi sono stati rifiutati, come riportato dall’Economist.
Le minacce di annessione della Groenlandia sono indicative della «pressione di una Washington euroscettica», osserva il politologo Ian Bremmer, che individua nella situazione attuale una volontà di promuovere un’Europa più frammentata e decentralizzata, sostenendo apertamente le forze populiste pronte a realizzare tale agenda.