Trump e la fine della guerra in Ucraina: opportunità economiche al centro del piano con la Russia

01.12.2025 11:45
Trump e la fine della guerra in Ucraina: opportunità economiche al centro del piano con la Russia

Le trattative tra Stati Uniti e Russia per la fine della guerra in Ucraina collegate a interessi economici

Una recente inchiesta del Wall Street Journal ha rivelato che i tentativi dell’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump di porre fine al conflitto in Ucraina sono principalmente motivati dal desiderio di sviluppare opportunità commerciali con la Russia, riporta Attuale. L’inchiesta, pubblicata venerdì scorso, ha suscitato grande attenzione per il suo livello di dettaglio, con interviste a numerosi diplomati, funzionari governativi e dei servizi di intelligence degli Stati Uniti, della Russia e dell’Unione Europea.

Il reportage mette in evidenza come i negoziatori dell’amministrazione Trump e quelli del governo russo di Vladimir Putin siano giunti a un piano in 28 punti per concludere la guerra, presentato a metà novembre. Secondo l’inchiesta, l’obiettivo principale dell’accordo non era la pace, ma la creazione di accordi economici per aprire la Russia agli investimenti statunitensi, a discapito degli interessi europei.

Questo piano, fortemente sbilanciato a favore della Russia, ha subito ricevuto aspre critiche e, in parte, è stato superato da negoziati successivi. È stato elaborato durante incontri non ufficiali a cui hanno partecipato l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e il capo negoziatore russo Kirill Dmitriev. Gli incontri, inizio lo scorso febbraio, hanno di fatto sostituito i canali diplomatici ufficiali, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal.

Per l’amministrazione Trump, uno dei principali effetti di una possibile conclusione della guerra sarebbe il reinserimento della Russia nei mercati economici globali. Dmitriev ha descritto le interazioni con il regime russo come opportunità significative per gli investitori statunitensi. Il piano originale prevede una gestione statunitense della ricostruzione dell’Ucraina, con accesso ai circa 300 miliardi di dollari di beni russi congelati, gran parte dei quali si trovano nell’Unione Europea.

Oltre a queste prospettive, l’Wall Street Journal ha indicato diversi settori in cui si sarebbero discussi potenziali accordi, come l’estrazione delle risorse naturali dell’Artico e l’accesso alle forniture di gas e petrolio russo per le aziende statunitensi. Vi è anche la prospettiva di collaborazioni nell’industria spaziale tramite società come SpaceX di Elon Musk.

Negli ultimi mesi, diversi imprenditori statunitensi vicini all’amministrazione Trump hanno fatto passi per posizionarsi in vista di una possibile fine delle sanzioni. Ad esempio, Gentry Beach, amico di Donald Trump Jr., sta cercando di ottenere una partecipazione in un progetto di estrazione di gas nell’Artico, mentre Stephen P. Lynch, altro finanziatore di Trump, avrebbe già avviato un investimento legato al gasdotto Nord Stream 2, la cui costruzione era stata completata prima dell’invasione dell’Ucraina, ma che non ha mai cominciato a operare.

Aziende statunitensi potrebbero anche essere coinvolte nella riparazione del gasdotto Nord Stream 1 e nel completamento del progetto Sakhalin, destinato a trasportare gas e petrolio verso il mercato asiatico.

Questi sviluppi rappresentano il culmine di un riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia iniziato con l’elezione di Trump a gennaio. Witkoff ha partecipato a incontri a Mosca, mediati da Dmitriev, che ha presentato piani di collaborazione economica multimiliardaria. Nonostante Dmitriev sia sottoposto a sanzioni statunitensi dal 2022 e non possa entrare nel paese, ha ottenuto un permesso speciale per partecipare ai negoziati a Washington.

L’intero processo diplomatico ha seguito canali alternativi, evitando il tradizionale apparato di sicurezza statunitense. Fonti nel Wall Street Journal affermano che lo scopo di Putin e dei suoi negoziatori è convincere l’amministrazione Trump a vedere la Russia non come una minaccia, ma come un’opportunità, creando una frattura con gli alleati europei.

Dopo la diffusione del piano per la fine della guerra, il primo ministro polacco Donald Tusk ha commentato: «Sappiamo che questo non ha a che fare con la pace, ma con gli affari».

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