Trump e la salute mentale dei leader: prospettive sul “test psichiatrico” per chi governa

26.01.2026 11:15
Trump e la salute mentale dei leader: prospettive sul "test psichiatrico" per chi governa

Il Ritorno della Salute Mentale: Un’Analisi Necessaria

Roma, 26 gennaio 2026 – Ironia della sorte: le stesse armi che Donald Trump ha usato nei confronti del suo predecessore democratico, Joe Biden, vengono rivolte contro di lui. Correva l’anno 2018 quando venne pubblicato ‘Dangerous Case of Donald Trump‘ (Il pericoloso caso di Donald Trump), un testo scientifico che raccoglieva le analisi di 27 psichiatri ed esperti di salute mentale, coordinato dalla psichiatra forense Bandy X. Lee dell’Università di Yale, riporta Attuale.

Nel 2026, il tema della salute mentale del repubblicano ritorna prepotentemente alla ribalta. Con unalettera inviata al premier della Norvegia, il tycoon ha dichiarato: “Considerando che il tuo Paese ha deciso di non darmi il Nobel per la Pace, non mi sento più obbligato a pensare puramente alla pace”. Un’affermazione che sembra uscita da un romanzo distopico. La storica e psicologa Elisabeth Roudinesco spiega: “Trump vive in un mondo di sua costruzione, che vuole identico al suo desiderio di onnipotenza e godimento personale. È un istrione narcisista, tanto più pericoloso in quanto il suo entourage si sottomette completamente”.

Passando a Joe Biden, predecessore di “The Donald”, anche la sua salute mentale (e fisica) non è esente da critiche, spesso alimentate da illazioni degli oppositori. Alcuni speculavano sulla possibilità che soffrisse di demenza o che fosse afflitto dal morbo di Parkinson; le sue condizioni neurologiche sono state messe in discussione, minando la sua credibilità agli occhi degli elettori. Nel luglio 2024, Biden ha annunciato il suo ritiro dalla corsa per la rielezione, ufficializzando il suo sostegno a Kamala Harris, a causa del peso insostenibile delle voci.

Sottoporre un leader politico a un test psichiatrico è una proposta che torna periodicamente nella storia, accompagnata da inevitabili dibattiti etici e pratici. La questione si ripresenta ogni volta che il comportamento di un leader appare problematico. Molti esperti sostengono che una valutazione psichiatrica per coloro che intendono occupare cariche rappresentative possa essere una tutela necessaria per i cittadini. La salute mentale di un capo di Stato può influenzare direttamente le sue capacità decisionali e la gestione delle crisi.

Tuttavia, il tema è complesso. Alcuni ritengono che una valutazione psichiatrica debba rimanere un diritto privato, specialmente se la persona non ha dato il proprio consenso. Chi è contrario a tali iniziative sottolinea che la capacità di un politico di governare dipende non solo dalla lucidità mentale, ma anche da altri fattori come il supporto istituzionale e la capacità di prendere decisioni condivise. Alcuni propongono un compromesso: al posto di una valutazione psichiatrica obbligatoria, suggeriscono accesso a un supporto psicologico regolare.

Una delle principali sfide nella discussione sulla salute mentale dei politici riguarda la Goldwater Rule: una regola etica adottata dalla American Psychiatric Association (APA) che stabilisce che i professionisti della salute mentale non possono formulare diagnosi pubbliche senza aver esaminato direttamente il soggetto. Introdotta nel 1973 dopo il caso di Barry Goldwater, è stata ratificata nel 2017 a seguito delle polemiche sullo stato mentale di Donald Trump.

La questione della salute mentale dei leader è ricorrente. Durante il processo di Norimberga, il psichiatra militare Douglas M. Kelley valutò la sanità mentale di gerarchi nazisti, scoprendo che molti non erano psicotici, ma criminali con disturbi della personalità. Anche il primo ministro britannico Winston Churchill è stato al centro di speculazioni riguardo la sua salute mentale, descritto da lui stesso con la metafora del “cane nero” in riferimento ai suoi periodi depressivi.

Il nodo resta: può un test psichiatrico garantire una guida stabile? È fondamentale chiarire che disturbi mentali, se trattati adeguatamente, non impediscono necessariamente a una persona di ricoprire ruoli di rilievo. La storia mostra che il tema è spesso trattato per motivi di potere, complicato da risolvere. Forse è legittimo porre condizioni adeguate, nel rispetto della privacy e senza stigmi, affinché chi occupa posizioni apicali possa agire con equilibrio.

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