Il presidente statunitense Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin si incontreranno il 15 agosto in Alaska, in un vertice che, secondo l’esperto americano Edward Verona, richiama inquietanti paralleli con la conferenza di Monaco del 1938, quando il destino della Cecoslovacchia fu deciso senza la presenza dei suoi leader. L’analista, senior fellow non residente presso l’Atlantic Council, ha dichiarato a Ukrinform che l’appuntamento “sa di appeasement” e difficilmente produrrà un accordo duraturo per la sicurezza dell’Ucraina.
Dubbi sulla sicurezza e rischi di concessioni
Verona ritiene che l’incontro non placherà l’“insaziabile appetito” di Putin per l’espansione territoriale e potrebbe far apparire gli Stati Uniti “deboli e incerti”. Ha sottolineato come Trump abbia fissato ultimatum per poi ritirarli, dando legittimità al leader del Cremlino incontrandolo “sul suolo americano”, mentre alcuni funzionari dell’amministrazione parlano di possibili concessioni territoriali ucraine in cambio di un compromesso vago sulle richieste russe. L’unico riferimento a garanzie di sicurezza per Kyiv, secondo Verona, sarebbe la presenza di forze europee nel Paese come “tripwire” o deterrente.
Ipotesi di cessate il fuoco temporaneo
Tra i possibili esiti del summit, Verona ipotizza un “cessate il fuoco raffazzonato”, che porterebbe a pressioni su Kyiv per accettarlo. Tuttavia, chi conosce Putin – avverte – sa che sarebbe una tregua temporanea, destinata a durare poco prima della ripresa delle ostilità. Un simile scenario potrebbe essere sfruttato da oppositori interni al presidente Volodymyr Zelensky o da altri attori per chiedere la revoca dello stato di emergenza e l’indizione di elezioni anticipate.
Effetti politici interni e possibili scambi territoriali
Secondo Verona, l’eventuale sostituzione di Zelensky potrebbe piacere sia a Trump sia a Putin, ma rischierebbe di indebolire la posizione diplomatica e militare dell’Ucraina in un momento critico. Inoltre, qualsiasi ipotesi di “scambio territoriale” proposta dall’amministrazione Trump richiederebbe l’approvazione della Verkhovna Rada o persino un referendum nazionale.
Il simbolismo di Alaska come sede dell’incontro
Verona ha sottolineato l’ironia della scelta di Alaska come sede del vertice, ricordando che il territorio fu venduto dagli zar alla fine del XIX secolo agli Stati Uniti per una cifra irrisoria, in un accordo criticato all’epoca come “Seward’s folly”. Alcuni nazionalisti russi, ha osservato, hanno perfino suggerito di revocare la vendita e rivendicare la regione.
Reazioni e prospettive
Come riportato da Ukrinform, l’ex giudice della Corte penale internazionale Howard Morrison ha già espresso preoccupazione per la possibilità che il vertice si svolga senza piena rappresentanza ucraina. Zelensky ha avvertito che Putin mira a scambiare una pausa nella guerra con la legittimazione dell’occupazione di parte del territorio ucraino. Secondo NBC News, la Casa Bianca starebbe valutando di invitare anche il presidente ucraino all’incontro in Alaska.