Trump offre a Orbán un anno di esenzione dalle sanzioni energetiche, ma con limitazioni

09.11.2025 10:35
Trump offre a Orbán un anno di esenzione dalle sanzioni energetiche, ma con limitazioni

Trump offre un’esenzione temporanea dalle sanzioni a Orbán

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha ottenuto un trattamento di favore durante l’incontro con Donald Trump lo scorso venerdì, con il presidente statunitense che ha elogiato le sue politiche nazionaliste e concesso un’esenzione di un anno dalle sanzioni sulle importazioni energetiche dalla Russia. Sebbene Orbán desiderasse una esenzione a tempo indeterminato, ha dovuto accettare questo compromesso pesante, riporta Attuale.

L’esenzione temporanea permette a Orbán di approcciarsi alle elezioni politiche previste per aprile 2026 mantenendo le importanti importazioni di energia dalla Russia a prezzi scontati. I costi ridotti dell’energia sono fondamentali per la sua popolarità, e rinunciare a tali vantaggi avrebbe potuto compromettere la sua posizione. Attualmente, Orbán sta affrontando una crescente competizione, dato che il suo partito è stato superato nei sondaggi dal principale partito di opposizione.

Non sorprende quindi che Orbán abbia allarmato l’opinione pubblica, affermando che le bollette energetiche rischiavano di triplicare. Dopo la visita negli Stati Uniti, la narrativa del suo governo ha presentato l’esenzione come una vittoria, evitando di evidenziare la sua natura provvisoria e il fatto che fosse inferiore a quanto sperato. Tuttavia, Trump non ha soddisfatto completamente le aspettative di Orbán, rendendo l’accordo decisamente oneroso per il premier ungherese.

Inoltre, l’azienda energetica di stato MOL sta già lavorando per modificare due raffinerie affinché possano processare petrolio greggio statunitense anziché russo. MOL ha dichiarato di poter sostituire fino all’80% delle sue forniture attraverso un oleodotto dalla Croazia, contrastando le affermazioni di Orbán secondo cui l’Ungheria non avesse alternative a causa della mancanza di vie d’accesso al mare.

I più sostanziali impegni assunti da Orbán riguardano un accordo nel settore dell’energia nucleare, con l’Ungheria che acquisterà combustibile nucleare dagli Stati Uniti per un valore di 114 milioni di dollari e tecnologia per il deposito di scorie della centrale di Paks, investendo dai 100 ai 200 milioni di dollari. Si è inoltre impegnata ad acquistare fino a dieci reattori modulari con un investimento complessivo stimato tra i 10 e i 20 miliardi di dollari.

Intanto, Romania e Bulgaria stanno cercando di ottenere un’esenzione simile a quella di Orbán, poiché sono fortemente vulnerabili alle nuove sanzioni. Le ultime misure statunitensi si sono concentrate su Lukoil e Rosneft, le più grandi compagnie petrolifere russe, influenzando significativamente il mercato energetico in questi paesi europei.

In Bulgaria, la raffineria di Burgas, di proprietà di Lukoil, soddisfa l’80% del fabbisogno di carburante, e il governo è già impegnato a trovare soluzioni mirate. Venerdì scorso, il parlamento bulgaro ha approvato una legge d’urgenza che consente al governo di assumere il controllo della raffineria e, se necessario, di nazionalizzarla.

La Romania, pur essendo meno esposta alle conseguenze, ha la sua raffineria a Ploiești che copre il 20% del fabbisogno nazionale. Eventuali impedimenti nella sua operatività potrebbero avere ripercussioni anche per la Moldavia, che è tuttora sotto l’influenza russa.

Cercare acquirenti per gli impianti di Lukoil, qualora venissero nazionalizzati, non si presenta semplice, considerando i rischi legali correlati alle sanzioni e i costi di gestione. In Italia, si è assistito a un caso simile con la raffineria di Priolo, commissariata dal governo nel 2022 e successivamente venduta a un fondo d’investimento cipriota.

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