Trump critica Spagna e Gran Bretagna durante incontro con Merz
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi alla Casa Bianca con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato pesanti accuse contro la Spagna e la Gran Bretagna riguardo alla loro posizione sulla guerra in Iran. Trump ha annunciato l’immediato stop ai commerci tra gli Stati Uniti e la Spagna, sostenendo che Madrid «ci ha negato l’uso delle sue basi» per l’attacco all’Iran. Ha descritto il comportamento della Spagna come «terribile» e ha ordinato a Scott Bessent di «rompere tutti gli accordi commerciali con loro», riporta Attuale.
Durante la conferenza, Trump ha lodato la reazione di altri paesi europei, in particolare della Germania, mentre ha espresso insoddisfazione per l’atteggiamento del premier britannico Keir Starmer, dichiarando: «Non sono contento, non mi piace il loro atteggiamento». Ha descritto le difficoltà nel trovare un accordo sull’atterraggio delle truppe statunitensi nel Regno Unito, lamentando che «quello con cui abbiamo a che fare non è mica Winston Churchill». Inoltre, ha criticato la decisione del governo britannico di cedere le isole Chagos alle Mauritius, definendola «stupida» e mettendo in discussione le politiche migratorie ed energetiche del governo laburista.
Trump ha anche minimizzato le possibilità che Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, possa emergere come leader in Iran, affermando: «Meglio una figura interna». Ha avvertito che, nel caso di un cambiamento di regime, potrebbe verificarsi una situazione peggiore rispetto a quella attuale, esprimendo preoccupazione per la possibilità che una figura «cattiva quanto Khamenei» possa assumere il potere.
Il presidente statunitense ha giustificato l’attacco a Teheran come una risposta necessaria, sostenendo che l’Iran era «pronto ad attaccarci». In relazione all’impatto economico del conflitto, ha previsto un aumento temporaneo del prezzo del petrolio, confermando che «quando la guerra finirà, i prezzi saranno più bassi di prima». Attualmente, la guerra ha già spinto i prezzi del petrolio e del gas, con il Brent che guadagna il 9% a 85 dollari al barile e l’indice West Texas Intermediate che supera i 70 dollari. Il prezzo del metano ha registrato aumenti anche del 50%, complicato dalla riduzione del traffico nello Stretto di Hormuz, un’importante rotta petrolifera globale.
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