Uccisione di Ali Larijani e bombardamenti israeliani segnano il diciottesimo giorno di guerra

18.03.2026 12:55
Uccisione di Ali Larijani e bombardamenti israeliani segnano il diciottesimo giorno di guerra

Uccisione di Ali Larijani: escalation nel conflitto Iran-Israele

Il diciottesimo giorno di guerra ha visto l’uccisione del capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, da parte di un attacco israeliano mentre si trovava con il figlio Morteza, il suo vice Alireza Bayat e alcune guardie del corpo. La notizia è stata confermata in serata dall’Iran, che ha definito la morte di Larijani un «martirio», riporta Attuale.

Larijani, figura centrale del regime e considerato un allegato al leader supremo defunto Ali Khamenei, ha adottato durante il conflitto un atteggiamento inflessibile, rifiutando qualsiasi negoziazione per la resa dell’Iran e mantenendo una retorica aggressiva contro Israele e gli Stati Uniti. Tuttavia, alcuni esponenti dell’amministrazione statunitense lo consideravano un interlocutore possibile. La sua uccisione potrebbe rivelarsi problematica per la struttura di potere iraniana, già complessa e stratificata per affrontare le crisi.

Oggi, Israele ha anche eliminato Gholamreza Soleimani, leader delle milizie bassij, che giocano un ruolo chiave nella repressione delle proteste contro il regime. Le operazioni israeliane hanno incluso bombardamenti mirati ai posti di blocco delle medesime milizie.

In una conferenza stampa allo Studio Ovale, Donald Trump, dopo un incontro con il primo ministro irlandese Micheál Martin, ha offerto segnali contraddittori sulla possibile conclusione del conflitto, criticando i paesi della NATO per non aver dimostrato disponibilità a collaborare per la riapertura dello stretto di Hormuz. Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che la Francia non è intenzionata a scortare navi commerciali nella regione «nell’attuale contesto».

Il traffico delle petroliere continua a essere gravemente compromesso dallo stato di chiusura dello stretto, con Israele che intensifica le sue operazioni militari in risposta agli attacchi iraniani. Tra queste operazioni, un’incursione ha colpito una petroliera vicino a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti.

L’Iraq è attualmente il paese più colpito dal blocco, data la sua dipendenza dal passaggio attraverso lo stretto, essenziale per le sue entrate petrolifere. Le autorità irachene stanno trattando con l’Iran per garantire un passaggio alle loro navi, oltre a esplorare la riapertura di due oleodotti alternativi.

In Libano, Israele ha bombardato diverse aree e ha avviato operazioni di terra nel sud del paese. Secondo i dati attuali, il numero delle vittime dall’inizio del conflitto ha raggiunto 912, con un ordine di evacuazione esteso per le regioni a sud del fiume Zahrani, interessando quasi un quinto della popolazione libanese.

Oggi ha anche rassegnato le dimissioni Joe Kent, un alto funzionario dell’amministrazione Trump, in disaccordo con la conduzione della guerra in Iran. Kent, ex capo dell’agenzia di intelligence antiterrorismo statunitense e vicino a Tulsi Gabbard, rappresenta una visione isolazionista rispetto agli eventi globali.

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