Attacco con droni ucraini su petroliera russa nel Mediterraneo
Una petroliera della flotta ombra russa è stata colpita nel Mediterraneo da droni ucraini, secondo Kiev, che ha definito l’operazione come una “nuova operazione speciale senza precedenti”. La notizia è stata confermata da una fonte del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) in contatto con diversi media locali, riporta Attuale.
La petroliera in questione, la Qendil, battente bandiera dell’Oman e in rotta dall’India verso Ust-Luga in Russia, è stata attaccata da un’unità chiamata Alpha “in acque neutrali”. Secondo le fonti, l’imbarcazione è stata messa fuori uso, ma senza provocare danni ambientali, in quanto non stava trasportando carico di greggio al momento del raid. Le comunicazioni della Qendil sarebbero state interrotte al largo delle acque greche, tra Creta e le coste libiche, come riportato dai tracciamenti delle rotte da piattaforme open source. Rimane tuttavia incerto il punto di partenza dei droni ucraini.
La “flotta ombra” di Mosca consiste in petroliere caratterizzate da proprietà poco chiare, bandiere di comodo e pratiche irregolari per trasportare petrolio russo nonostante le sanzioni occidentali. Negli ultimi mesi, l’Ucraina ha intensificato le operazioni contro obiettivi marittimi utilizzando droni di produzione nazionale, focalizzandosi specialmente sulle petroliere fantasma.
Recentemente, le navi Kairos e Virat sono state affondate al largo della costa turca nel Mar Nero a fine novembre. Il 10 dicembre, l’Sbu ha annunciato di aver utilizzato droni navali Sea Baby per colpire un’altra nave nello stesso mare. Inoltre, droni a lungo raggio dell’Alpha Special Operations Center avrebbero attaccato una piattaforma petrolifera nel Mar Caspio di proprietà della Lukoil.
Il caso della Qendil è solo l’ultimo di una lunga serie di esplosioni attribuite alle forze speciali ucraine in mari lontani. Il 22 dicembre dello scorso anno, un cargo diretto in Siria, la Ursa Major, affondò in circostanze misteriose al largo delle coste spagnole. Questa serie di attacchi ha visto ordigni danneggiare petroliere nel Mediterraneo, compresi episodi di esplosioni attribuibili a mine magnetiche.
Una dimensione aggiuntiva di questa sfida è la crescente preoccupazione per le attività di intelligence russa. Recentemente, i servizi britannici e danesi hanno segnalato la presenza di militari su navi civili russe, suggerendo potenziali spie o supporto a operazioni clandestine. Un’indagine della Cnn ha rivelato che una società privata con legami con l’Armata rossa fornirebbe mercenari ed esperti per operazioni su tali unità.
Pochi giorni fa, la magistratura francese ha arrestato un cittadino lettone sospettato di aver tentato di manipolare i sistemi di un traghetto per dirottarlo a distanza, un’operazione resa possibile grazie a segnalazioni da fonti italiane. Questa vicenda si intreccia con allarmi riguardanti droni, minacce contro cavi sottomarini e possibili infiltrazioni vicino a basi strategiche.
Secondo alcune fonti Telegram ucraine, non confermate ufficialmente, si ipotizza che il capo dei servizi segreti militari russi, il generale del Gru Andrei Averyanov, considerato vicino a Putin, potesse trovarsi su una delle petroliere colpite. In totale, sarebbero stati riportati sette feriti e due morti. Averyanov è noto per il suo coinvolgimento in operazioni di spionaggio e sabotaggio e per aver orchestrato piani di attacco contro avversari illustri, rendendo difficile verificare la veridicità delle notizie di una sua presunta morte, che, come spesso accade in guerra, rimane avvolta nel mistero.
Incredibile storia! A questo punto, sembra che tutte le regole siano saltate nel Mediterraneo. L’idea di attaccare una petroliera con droni è a dir poco radicale… E ora cosa succederà? Il rischio che i conflitti si allarghino è sempre più concreto, soprattutto in un mare così strategico. Mah, vedremo come si evolverà la situazione.