Trump annuncia una tregua energetica tra Ucraina e Russia
KIEV – La notizia della tregua energetica proposta da Donald Trump ha creato un clima di incertezza. Fino a ora, non sono stati registrati attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine durante la notte e i droni ucraini non hanno effettuato attacchi su raffinerie russe. Trump ha riferito che il presidente russo, Vladimir Putin, gli ha promesso una «tregua energetica di sette giorni». Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso il suo ringraziamento, specificando che l’argomento è stato affrontato durante i negoziati ad Abu Dhabi il venerdì e il sabato scorsi, riporta Attuale.
Il portavoce del Cremlino, Dmytri Peskov, ha confermato che Trump ha chiesto personalmente di astenersi per una settimana dall’iniziare attacchi contro Kiev per «creare condizioni favorevoli al negoziato». Ha inoltre aggiunto: «Questo è quanto posso dire sull’argomento». Sebbene Mosca sembri aver accettato la proposta, i dettagli rimangono poco chiari.
Questa mattina, Zelensky ha fatto sapere che è possibile che i dialoghi vengano ritardati fino a dopo domenica. Tuttavia, la situazione appare confuse: diversi blogger ucraini sostengono che la tregua dovrebbe durare solo cinque giorni, fino al 3 febbraio, e non vi sono organismi incaricati di verificare il rispetto dell’accordo. Gli attacchi russi su Dnipro e Zaporizhzhia continuano, con almeno tre civili morti nella seconda città. «Le infrastrutture energetiche sembrano essere state risparmiate», titola il KyivPost, quasi a voler attenuare il rischio che il cessate il fuoco venga violato.
Da parte sua, Mosca ha dichiarato di aver abbattuto «18 droni» ucraini. Tuttavia, mancano informazioni chiare riguardo alla loro direzione e a chi possa verificare tali affermazioni. La realtà sul campo continua a dimostrare un’intensificazione dei combattimenti, con i russi in grado di lanciare missili su edifici residenziali a Kiev, Kharkiv e Kherson, giustificando tali azioni affermando che non si tratta di centrali elettriche.
Nel frattempo, cresce la preoccupazione per i «droni safari» russi: questi piccoli velivoli senza pilota continuano a colpire aree abitate entro un raggio di 25 chilometri, provocando danni in località come Kherson, Kramatorsk e in altre zone del Donbass, e ora stanno iniziando a colpire anche Zaporizhzhia.
Domenica ad Abu Dhabi è attesa una nuova tornata di colloqui faccia a faccia tra le delegazioni ucraine e russe. La «tregua energetica» potrebbe offrire un barlume di speranza, ma le difficoltà rimangono enormi. Due giorni fa, il consigliere russo Yuri Ushakov ha ricordato durante un’intervista che «oltre alla questione territoriale, ci sono altri punti da risolvere». Putin non solo chiede la sovranità su tutto il Donbass, ma pretende anche di avere voce in capitolo sulle «garanzie di sicurezza» offerte dagli alleati all’Ucraina; in passato ha cercato di imporre limitazioni alle forze militari ucraine e ulteriori condizioni.
Negli ultimi giorni, Mosca ha sottolineato l’importanza di rispettare «gli accordi di Anchorage», riferendosi ai colloqui tra Trump e Putin tenutisi in Alaska il 15 agosto scorso. Questa mattina, Zelensky ha dichiarato di non essere a conoscenza dei temi trattati durante quell’incontro, suggerendo che i negoziati sulla sua pelle debbano avvenire con gli ucraini, non essere decisi a tavolino tra Mosca e Washington. Inoltre, il presidente ucraino ha risposto all’invito di Putin a recarsi a Mosca, affermando che «incontrarlo a Mosca sarebbe come incontrarlo a Kiev» e ha aperto la possibilità di un invito pubblico se Putin avesse il coraggio di accettarlo.
Kiev ha sempre affermato che un eventuale summit tra i due leader non può svolgersi nella capitale russa, ma in un Paese terzo, con il Vaticano menzionato come una delle opzioni.