Proteste in Ucraina contro la legge di Zelensky
DALLA NOSTRA INVIATA
DNIPRO – «#12414 – Così smontano la democrazia». «Questa legge è la strada verso il totalitarismo». Centinaia di cittadini ucraini hanno preso parte a manifestazioni nella serata di ieri a Kiev e in altre città come Lviv, Dnipro e Odessa, esprimendo il loro dissenso nei confronti di una nuova legge firmata dal presidente Volodymyr Zelensky che, secondo le voci critiche, compromette l’indipendenza delle agenzie anticorruzione nazionali, riporta Attuale.
Questo evento rappresenta la prima mobilitazione di massa di tale entità dall’inizio dell’invasione russa nel 2022, nonostante l’Ucraina continui a essere sotto legge marziale e faccia fronte a bombardamenti quotidiani. La nuova normativa, approvata dal Parlamento e sancita da Zelensky durante la notte, conferisce maggiore autorità alla Procura generale, che è direttamente nominata dal presidente. Questo permette ora al procuratore di intervenire sulle attività dell’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) e della Procura speciale anticorruzione (Sapo), due istituzioni che fino ad ora sono state ritenute indipendenti. Zelensky ha difeso la legge attraverso Telegram, sostenendo che «l’infrastruttura anticorruzione continuerà a funzionare» e assicurando che «Nabu e Sapo continueranno a operare» regolarmente.
Tuttavia, l’implementazione di questa riforma consente al procuratore generale ucraino, Ruslan Kravchenko, considerato un alleato fidato di Zelensky, di assegnare gli incarichi di indagine a investigatori che potrebbero risultare più compiacenti e di chiudere potenzialmente le inchieste. L’approvazione del disegno di legge è avvenuta dopo perquisizioni massicce effettuate dalle forze dell’ordine presso le sedi di Nabu e Sapo il 21 luglio, nel contesto di un’indagine a carico di Vitaly Shabunin, uno dei principali attivisti contro la corruzione in Ucraina, e di un tentativo da parte delle autorità di promuovere una legge per concedere l’amnistia a chi commette atti di corruzione nel settore della difesa.
Per gli oppositori della legge, questa rappresenta un passo indietro rispetto a oltre un decennio di progressi verso la democrazia e la lotta alla corruzione. Queste istanze hanno condotto alla rivolta di Euromaidan e alla destituzione del presidente filorusso Viktor Yanukovych nel 2014, seguita dall’invasione russa e dalla perdita di centinaia di migliaia di vite umane.
Secondo quanto riportato da «Politico», questa riforma potrebbe minacciare il supporto internazionale all’Ucraina e fornire argomenti ai detrattori come il premier ungherese Viktor Orban, che già preme per un rallentamento dei negoziati per l’adesione. Orban potrebbe utilizzare la questione dello stato di diritto per giustificare ulteriori veti. Mentre i media russi enfatizzano la crisi per delegittimare le autorità ucraine, Bruxelles si trova in una situazione delicata: critica pubblicamente l’Ucraina in un momento di conflitto, proprio quando Kiev cerca di rafforzare il suo cammino verso l’Unione europea. «L’Unione europea esprime preoccupazione per le recenti azioni dell’Ucraina nei confronti delle sue istituzioni anticorruzione», ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Guillaume Mercier. Anche la commissaria europea per l’allargamento, Marta Kos, ha manifestato la sua critica all’approvazione del disegno di legge, affermando che il dilapidamento delle garanzie fondamentali per l’indipendenza di Nabu rappresenta un grave passo indietro, evidenziando che tali istituzioni sono cruciali per il percorso dell’Ucraina verso l’UE.
Il vice primo ministro ucraino per l’integrazione europea ed euro-atlantica, Taras Kachka, ha assicurato a Marta Kos che non ci sarebbero stati compromessi nella lotta contro la corruzione, e che «tutte le funzioni principali rimarranno intatte». Allo stesso tempo, il presidente Zelensky ha critico l’efficacia dell’infrastruttura anticorruzione, sottolineando che la maggior parte dei casi è rimasta «inattiva» e ha affermato che il procuratore generale garantirà «la certezza della pena» per chi infrange la legge.
Dmytro Kuleba, dimessosi dal ministero degli Esteri lo scorso anno, ha commentato che si tratta di un «brutto giorno per l’Ucraina», sollecitando il presidente a scegliere se mettersi dalla parte del popolo oppure no. La direttrice del Kyiv Independent, Olga Rudenko, ha redatto un editoriale incisivo dal titolo «Zelensky ha appena tradito la democrazia ucraina e tutti coloro che lottano per essa», citando vari articoli del suo giornale, tra cui quello riguardante l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov, accusato di corruzione e abuso di potere a giugno, e un caso di appropriazione indebita che coinvolge un parente di Timur Mindich, produttore e co-proprietario della compagnia di produzione Kvartal 95 di Zelensky, come motivazione che potrebbe aver spinto il presidente a firmare la legge.
Secondo il sito statunitense «Axios», con la firma di questa legge, il presidente ucraino sta «giocando col fuoco» nelle relazioni con gli Stati Uniti, dove la trasparenza nell’impiego dei fondi per gli aiuti a Kiev è un tema già delicato. Dopo anni di sostegno occidentale incondizionato, la mossa di Zelensky riporta questo tema al centro dell’agenda, con il rischio di rinvigorire la narrativa già espressa in passato dal presidente Trump, che aveva definito Zelensky un «dittatore senza elezioni». D’altra parte, il Kyiv Independent sottolinea che è precisamente con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca che il governo ucraino, visto il disinteresse di Washington per le questioni ucraine, ha trovato la determinazione necessaria per consolidare il suo potere.