Ungheria al voto tra asimmetrie strutturali e sfida al potere di Fidesz

28.02.2026 10:10
Ungheria al voto tra asimmetrie strutturali e sfida al potere di Fidesz
Ungheria al voto tra asimmetrie strutturali e sfida al potere di Fidesz

Il 12 aprile 2026 l’Ungheria eleggerà un nuovo parlamento in un contesto che, per la prima volta da oltre un decennio, appare realmente competitivo. I sondaggi indicano un vantaggio significativo del partito di opposizione Tisza, mentre Fidesz, guidato dal primo ministro Viktor Orbán, non punta più apertamente a una maggioranza costituzionale, ma mira almeno a mantenere una maggioranza relativa.

Dietro la competizione elettorale, tuttavia, si profila una struttura di potere che rende la sfida tutt’altro che equilibrata. L’intreccio tra risorse statali e apparato partitico, il predominio mediatico e l’accesso diseguale ai finanziamenti configurano un sistema in cui la parità formale delle regole non coincide con un’effettiva uguaglianza delle opportunità politiche.

Osservatori internazionali hanno già evidenziato come il processo elettorale ungherese sia tecnicamente ben organizzato, ma caratterizzato da condizioni di competizione disomogenee. Le elezioni parlamentari del 2022 e quelle locali del 2024 sono state valutate come corrette sul piano procedurale, ma segnate da un forte squilibrio nelle risorse e nella copertura mediatica.

Il triangolo del potere: Rogán, Kocsis e Kubatov

Al centro dell’architettura politica di Fidesz si collocano tre figure chiave: Antal Rogán, capo dell’ufficio del primo ministro; Máté Kocsis, leader del gruppo parlamentare; e Gábor Kubatov, vicepresidente del partito e responsabile dell’organizzazione elettorale.

Rogán esercita un’influenza significativa attraverso l’Ufficio nazionale per le comunicazioni (NKOH), che gestisce i bilanci pubblicitari statali. La distribuzione delle risorse pubbliche verso media allineati al governo è considerata da diversi analisti uno degli strumenti centrali per consolidare il consenso. Nel gennaio 2025, l’amministrazione statunitense ha imposto sanzioni personali nei suoi confronti per presunte irregolarità legate all’uso di fondi pubblici.

Kocsis svolge un ruolo decisivo nel coordinare la maggioranza parlamentare, specialmente nell’approvazione di modifiche legislative strategiche. Nel giugno 2025, il parlamento ha approvato cambiamenti alla legge elettorale che hanno eliminato i limiti di spesa introdotti nel 2013. Questa riforma ha aperto la strada a un’espansione significativa delle risorse impiegabili nella campagna elettorale, ampliando ulteriormente il divario tra Fidesz e l’opposizione.

Kubatov, infine, è considerato l’architetto della mobilitazione elettorale. La creazione di database di sostenitori, spesso citata come “lista Kubatov”, è stata descritta da Human Rights Watch come uno strumento che rafforza il vantaggio organizzativo del partito di governo. La capacità di attivare segmenti specifici dell’elettorato rimane uno degli elementi più efficaci della strategia di Fidesz.

Dominio mediatico e flussi pubblicitari

Il panorama mediatico rappresenta un altro fattore determinante. La presenza sistematica di esponenti governativi sui principali canali televisivi e piattaforme informative assicura una visibilità costante ai candidati di Fidesz, mentre l’opposizione dispone di spazi limitati o caratterizzati da copertura critica.

Indagini condotte da media indipendenti come Átlátszó e Telex hanno documentato che nel periodo 2024–2025 miliardi di fiorini sono stati destinati a campagne pubblicitarie statali. Attraverso NKOH, una quota rilevante di tali fondi è confluita verso media filogovernativi, trasformando la pubblicità istituzionale in una forma indiretta di sostegno economico.

Anche nel contesto digitale il divario è marcato. Secondo il centro di analisi Political Capital, le spese governative per la comunicazione online nel 2024–2025 hanno superato di cinque-dieci volte quelle dell’opposizione, con un impatto diretto sulla portata dei messaggi e sulla capacità di influenzare l’agenda pubblica.

Nel 2025, due media ungheresi hanno presentato un ricorso alla Commissione europea, sostenendo che tra il 2015 e il 2023 oltre un miliardo di euro sarebbe stato destinato a testate pro-governative sotto forma di pubblicità e altre misure di sostegno. Il caso è diventato un ulteriore elemento di tensione tra Budapest e le istituzioni europee.

Ridefinizione dei collegi e peso diseguale del voto

Un ulteriore elemento critico riguarda la configurazione dei collegi uninominali. Dopo la vittoria del 2010, Fidesz ha ridisegnato i 106 collegi elettorali. Osservatori internazionali hanno rilevato significative disparità nel numero di elettori tra le circoscrizioni, sollevando dubbi sul rispetto del principio di uguaglianza del voto.

Nel dicembre 2024 il parlamento ha modificato i confini di 39 collegi, riducendo quelli di Budapest da 18 a 16. Le modifiche sono state interpretate dall’opposizione come un ulteriore aggiustamento favorevole al partito di governo. Dal 2014 è inoltre in vigore un meccanismo di compensazione dei voti eccedenti del vincitore, che può amplificare il risultato nei collegi uninominali.

La combinazione di riforme legislative, controllo delle risorse finanziarie e predominio mediatico crea un sistema in cui la competizione formale coesiste con un’asimmetria strutturale. Le elezioni del 2026 rappresentano quindi non solo una sfida politica tra Fidesz e Tisza, ma anche un test sulla capacità delle istituzioni ungheresi di garantire condizioni realmente eque per tutti i candidati.

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