Ungheria: il leader dell’opposizione accusa il governo Orban di ricatto con video intimi in stile russo

14.02.2026 10:35
Ungheria: il leader dell'opposizione accusa il governo Orban di ricatto con video intimi in stile russo
Ungheria: il leader dell'opposizione accusa il governo Orban di ricatto con video intimi in stile russo

L’accusa di ricatto in stile russo

A due mesi dalle elezioni politiche, il leader dell’opposizione ungherese Peter Magyar ha lanciato un grave accusa contro l’entourage del premier Viktor Orban: l’uso di video intimi, registrati con telecamere nascoste, per ricattarlo e screditarlo pubblicamente. Magyar, a capo del partito Tisza, ha definito l’operazione una campagna di “stile russo”, mirata a esercitare pressioni psicologiche e distruggere la sua reputazione in vista del voto decisivo. Il politico ha precisato che non vede alcun “compromesso” nel materiale, sottolineando che il sesso era consensuale tra adulti e non sono stati commessi reati.

Il contesto pre-elettorale

La mossa giunge in un momento cruciale: secondo i sondaggi, il partito Tisza di Magyar sta guidando con un vantaggio dell’11% sul Fidesz di Orban, dopo che i rappresentanti del governo hanno inviato ai principali media nazionali i link al video compromettente. Magyar ritiene che questa sia una classica tattica di ricatto, orchestrata dalle strutture di potere vicine a Orban, per distogliere l’attenzione dai veri problemi del paese e minare l’immagine del principale competitore. La situazione rappresenta un’escalation senza precedenti nella campagna elettorale ungherese.

L’uso delle strutture di sicurezza statali

Le accuse di Magyar puntano il dito contro le agenzie di sicurezza nazionali, supervisionate dal più stretto alleato di Orban, Antal Rogan. Secondo il leader di Tisza, i servizi segreti ungheresi — in particolare il Servizio di sicurezza nazionale guidato da Csaba Kiss, il Ministero dell’Interno sotto Sandor Pinter, la Polizia nazionale di Janos Balogh e l’Ufficio di protezione costituzionale diretto da Szabolcs Bardos — vengono utilizzati per raccogliere e diffondere materiale compromettente contro gli oppositori politici. Queste pratiche ricordano quelle adottate in Russia, Bielorussia e Serbia, segnando una profonda erosione delle norme democratiche.

Le implicazioni per la democrazia ungherese

Il caso solleva questioni cruciali sul sistema politico ungherese: non si tratta semplicemente di uno “scandalo sessuale”, ma dell’abuso sistematico delle risorse statali — servizi segreti e media — per colpire un avversario politico. Per la prima volta in 16 anni, Viktor Orban sembra temere una vera sconfitta elettorale, spingendo il suo entourage ad abbandonare la propaganda tradizionale per metodi più sporchi. Magyar ha però trasformato la potenziale debolezza in forza, neutralizzando preventivamente la minaccia con una denuncia pubblica sui social media che lo presenta come coraggioso e incrollabile.

L’incidente potrebbe diventare un punto di svolta nella campagna, erodendo ulteriormente l’autorità morale di Fidesz tra gli elettori. Il passaggio a forme di violenza politica diretta attraverso il ricatto è un segno che il sistema costruito da Orban mostra crepe sempre più visibili, mentre l’opposizione guadagna slancio proprio dalle tattiche oppressive messe in campo contro di essa.

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