Ungheria, ponte strategico tra Cina e Russia: l’asse autoritario sfida l’unità occidentale

03.08.2025 12:15
Ungheria, ponte strategico tra Cina e Russia: l’asse autoritario sfida l’unità occidentale
Ungheria, ponte strategico tra Cina e Russia: l’asse autoritario sfida l’unità occidentale

Orbán rafforza i legami con Pechino e Mosca, isolandosi dall’UE

Mentre gli Stati Uniti e la maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea cercano un decoupling progressivo dalla Cina per ridurre la dipendenza economica, il governo ungherese guidato da Viktor Orbán persegue un orientamento diametralmente opposto. Budapest intensifica la cooperazione con regimi autoritari come Pechino e Mosca, mettendo in discussione la coesione interna dell’UE e alimentando tensioni all’interno della NATO. Questo allineamento con potenze avverse ai valori democratici occidentali solleva serie preoccupazioni a Bruxelles e Washington.

L’Ungheria diventa la porta d’ingresso della Cina in Europa

Malgrado gli appelli degli Stati Uniti alla «vigilanza, trasparenza e unità» contro la sfida strategica cinese, l’Ungheria rafforza la cooperazione economica con Pechino. Secondo il ministro dell’Economia Márton Nagy, il Paese non ha intenzione di sostituire i capitali cinesi con quelli americani: «Adottiamo una posizione molto pragmatica», ha affermato.

In controtendenza rispetto al blocco occidentale, che tenta di limitare l’espansione delle tecnologie cinesi per timori legati allo spionaggio, Budapest apre le sue infrastrutture digitali a collaborazioni sensibili, come quella tra la compagnia ungherese 4iG e Huawei per lo sviluppo dei servizi cloud. Una scelta che mette potenzialmente a rischio la sicurezza collettiva dell’Occidente.

Investimenti cinesi: vantaggio economico o dipendenza strategica?

L’Ungheria è diventata una delle principali destinazioni europee per gli investimenti cinesi. Tra i progetti di punta figurano l’impianto da 8 miliardi di euro della CATL, produttore leader di batterie, e l’insediamento industriale del colosso dell’auto elettrica BYD. Queste iniziative, sebbene creino occupazione, inseriscono l’economia ungherese in catene di fornitura globali controllate da Pechino.

La realizzazione della ferrovia Budapest-Belgrado, finanziata con crediti cinesi, e lo sviluppo del nodo logistico di Zahony, vicino al confine ucraino, rafforzano il corridoio eurasiatico e offrono alla Cina nuove rotte commerciali. In un contesto di tensioni globali e sanzioni, queste infrastrutture potrebbero favorire il bypass delle restrizioni imposte dal blocco occidentale.

Nel 2024, gli scambi commerciali tra Cina e Ungheria hanno superato i 6,57 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 5 miliardi del 2023. La Cina è oggi il primo partner commerciale dell’Ungheria al di fuori dell’UE, esercitando una crescente influenza sull’economia nazionale.

L’adesione all’iniziativa “Belt and Road” e la dottrina “apertura a Est”

Budapest è uno dei principali partner europei della nuova Via della Seta, in coerenza con la strategia ungherese di “apertura verso Est”. Orbán e il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ribadiscono regolarmente il loro sostegno alle iniziative cinesi, che non rappresentano soltanto un’opportunità economica, ma anche uno strumento di politica estera per rafforzare la posizione del governo all’interno del Paese e sullo scenario internazionale.

Dal punto di vista di Pechino, l’Ungheria funge da piattaforma strategica per influenzare le dinamiche europee. Budapest, infatti, è in grado di ostacolare risoluzioni anti-cinesi in sede UE e NATO, contribuendo a minare la coesione occidentale dall’interno.

L’asse informale Budapest-Pechino-Mosca

La collaborazione con Mosca rafforza ulteriormente la posizione dell’Ungheria in questo nuovo asse autoritario. Anche dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, il governo Orbán ha mantenuto stretti rapporti con il Cremlino, opponendosi alle sanzioni più dure e adottando una retorica spesso in sintonia con quella russa e cinese.

Questo triangolo geopolitico — Budapest, Pechino e Mosca — agisce in modo sinergico per diluire l’influenza delle democrazie occidentali, sfruttando le fratture all’interno delle alleanze euro-atlantiche. Orbán si presenta come mediatore, ma nella pratica diventa un vettore di destabilizzazione, offrendo sponda a regimi che si oppongono apertamente all’ordine internazionale basato sulle regole.

L’opposizione ungherese denuncia l’isolamento strategico

Péter Magyar, leader del partito di opposizione “Tisza” e principale sfidante di Orbán, ha dichiarato: «Il mondo è entrato in una nuova era: la pace non è più scontata, va conquistata. L’Ungheria deve agire con decisione per fermare la guerra». Secondo Magyar, il Paese non può continuare a oscillare tra Est e Ovest: «Il nostro posto è, è stato e sarà in Europa».

Nonostante questo richiamo, il governo ungherese appare sempre più radicato nel campo delle autocrazie. Le sue scelte strategiche pongono interrogativi cruciali sulla sostenibilità dell’unità europea e sul ruolo che l’Ungheria intende giocare in un contesto internazionale segnato da nuove polarizzazioni.

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