Il 5 dicembre 2025 il rappresentante polacco in Germania, Jan Tombinski, ha dichiarato in conferenza stampa a Berlino che la polizia di frontiera polacca ha osservato un fenomeno inedito negli ultimi giorni: l’arrivo di richiedenti asilo non dal confine orientale con la Bielorussia, bensì da quello occidentale, che separa la Polonia da altri Stati membri dell’UE. “I rifugiati arrivano in Polonia da Occidente”, ha affermato il diplomatico, spiegando che si tratta di persone che avevano tentato di ottenere protezione in altre parti d’Europa e che ora intendono presentare domanda a Varsavia. Tombinski ha precisato che i numeri non si misurano in migliaia, ma che la Polonia deve comunque affrontare la situazione e rivedere le proprie procedure d’asilo. Ha aggiunto che le autorità polacche cooperano quotidianamente con la polizia tedesca per identificare i migranti e prevenire attraversamenti irregolari, una collaborazione che, secondo il diplomatico, “procede molto bene”, come riportato dalla testata Süddeutsche Zeitung.
Il contesto della crisi migratoria bielorussa e le attuali dinamiche ai confini dell’UE
Le dichiarazioni di Tombinski si inseriscono nel ricordo ancora vivo della crisi migratoria del 2021, quando il regime di Aleksandr Lukashenko orchestrò l’arrivo di migliaia di persone da Iraq, Siria e altri Paesi del Medio Oriente e dell’Africa, utilizzando i migranti come strumento di pressione politica contro l’UE. La Bielorussia facilitò l’ingresso tramite visti e voli diretti a Minsk, per poi indirizzare i gruppi verso i confini con Polonia e Lituania in un’operazione che Bruxelles considerò una forma di attacco ibrido. La crisi sfociò in una catastrofe umanitaria e spinse Varsavia e Vilnius a rafforzare i propri confini con barriere e misure straordinarie.
A distanza di anni, la Polonia continua a considerare la frontiera orientale un punto di vulnerabilità strutturale, aggravato dal sostegno di Mosca al regime bielorusso. Tuttavia, la recente comparsa di flussi dal confine occidentale introduce una nuova dimensione nel dibattito sulla sicurezza e sulla gestione dei movimenti migratori all’interno dell’UE.
Le tensioni tra Varsavia e Berlino sulle politiche di controllo e la posizione della Polonia nel quadro europeo
Nel 2023 la Germania ha reintrodotto controlli temporanei alla frontiera con la Polonia, giustificandoli con l’aumento dell’immigrazione irregolare e la lotta al traffico di esseri umani. Varsavia, a sua volta, ha introdotto verifiche nel luglio 2025, sottolineando che il loro ritiro dipenderà dalle decisioni di Berlino. Il governo guidato da Donald Tusk ribadisce il desiderio di tornare alla piena operatività di Schengen, ma sostiene che la Polonia deve rispondere pragmaticamente ai cambiamenti nei flussi migratori.
L’esecutivo polacco riconosce la necessità di una politica migratoria comune dell’UE, evitando però meccanismi obbligatori di redistribuzione dei migranti. Varsavia ricorda di aver accolto milioni di profughi ucraini dopo il 2022, definendo questo sforzo il suo principale contributo alla solidarietà europea. Per questo motivo rifiuta la partecipazione a programmi di ricollocazione di persone provenienti da Africa e Medio Oriente, ritenendo che tali schemi aumentino i rischi per la sicurezza.
Sicurezza, pressioni ibride e i margini diplomatici della Polonia nel dibattito europeo
Le autorità polacche sostengono che la priorità del Paese resta la difesa del confine orientale dell’UE da possibili attacchi ibridi provenienti da Minsk o sostenuti da Mosca. Allo stesso tempo, Varsavia si dice pronta a collaborare con i partner europei sul piano umanitario e sul rafforzamento delle capacità di controllo dei confini, adottando un approccio pragmatico che contempera unità europea e sicurezza nazionale.
La dichiarazione di Tombinski può essere interpretata come un segnale diplomatico diretto alle istituzioni europee: la Polonia si trova di fronte a complessità crescenti nella gestione dei flussi migratori e chiede che le proprie priorità strategiche vengano considerate nel processo decisionale. Tale messaggio mira anche a mantenere un equilibrio politico con Bruxelles, scoraggiando l’introduzione di quote obbligatorie o nuovi meccanismi di ricollocazione.
Sul piano geopolitico, la situazione potrebbe essere strumentalizzata dalla Russia per alimentare sfiducia tra gli Stati membri dell’UE, promuovendo la narrazione di un’Europa incapace di controllare i propri confini. Mosca potrebbe inoltre utilizzare direttamente o indirettamente il tema migratorio per esercitare ulteriore pressione su Polonia e altri Paesi europei, replicando la logica delle crisi precedenti.
Le implicazioni per la politica interna polacca e la necessità di coordinamento europeo
La comparsa di migranti provenienti dall’Europa occidentale impone alla Polonia di rivedere le proprie procedure d’asilo e di adattare la normativa interna, generando al contempo un delicato equilibrio politico per il governo Tusk. Varsavia deve infatti conciliare il ruolo nella solidarietà europea con la tutela della sicurezza dei confini, mentre i cambiamenti nei flussi migratori evidenziano la necessità di un coordinamento più stretto all’interno dell’UE.
Il caso sottolinea anche l’importanza dello scambio di informazioni operative tra le autorità di frontiera europee, elemento essenziale per gestire fenomeni che si evolvono rapidamente e che possono essere influenzati da attori esterni intenzionati a destabilizzare il continente.