Vendite di valuta degli esportatori russi crollano a un minimo storico

08.09.2025 19:00
Vendite di valuta degli esportatori russi crollano a un minimo storico
Vendite di valuta degli esportatori russi crollano a un minimo storico

Le vendite nette di valuta da parte dei 29 maggiori esportatori russi sono diminuite ad agosto del 31% rispetto a luglio, attestandosi a soli 6,2 miliardi di dollari, il livello più basso mai registrato da quando la Banca centrale ha iniziato a pubblicare questi dati. Secondo l’ultimo “Financial Market Risk Review” pubblicato dal regolatore il 7 settembre, la contrazione coincide con la decisione del governo di eliminare gli obblighi di rimpatrio e vendita della valuta estera per le grandi aziende, permettendo loro di dirottare i flussi in canali offshore o mantenerli su conti esteri. Il risultato è stato un deficit strutturale di valuta forte sul mercato interno, con conseguente pressione sul rublo e sulle dinamiche dei prezzi annunciate su Telegram.

Deregolamentazione e crescita della domanda di valuta

L’offerta complessiva di valuta da parte delle imprese (escluse le banche) è aumentata del 21,6% ad agosto, ma la bilancia si è spostata verso un deficit a causa della crescita della domanda societaria, salita del 29,5% su base mensile. Con l’eliminazione del vincolo che obbligava a vendere fino al 90% dei ricavi in valuta, le compagnie hanno scelto di trattenere dollari ed euro all’estero o di effettuare regolamenti diretti in yuan. Questo ha ridotto la liquidità visibile sul mercato ufficiale e ha intensificato la volatilità dei cambi.

Effetti macroeconomici e pressione sull’inflazione

La riduzione delle vendite di valuta, unita alla crescita della domanda di importazioni, alimenta un circolo vizioso: il rublo rimane sotto pressione nonostante un tasso chiave al 18%, i costi delle importazioni aumentano e i rischi di inflazione si rafforzano. In pratica, gli importatori trasferiscono l’onere dei rischi di cambio sui consumatori, con aumenti di prezzi già visibili nei beni essenziali come medicinali, elettronica e prodotti per la manutenzione. Allo stesso tempo, le famiglie vedono erodersi il potere d’acquisto, mentre l’accesso a valuta estera diventa più difficile e oneroso.

Conseguenze fiscali e rischio di instabilità

Il calo delle entrate in valuta sul mercato interno ha conseguenze dirette per il bilancio statale: l’aumento dei prezzi delle importazioni riduce il valore reale delle spese sociali e dei contratti pubblici, costringendo il governo a ricorrere a prestiti più costosi. La spesa per il servizio del debito cresce e riduce le risorse disponibili per settori come sanità, istruzione e programmi regionali. Con una liquidità in valuta sempre più scarsa e flussi commerciali che si spostano verso regolamenti opachi e fuori mercato, il margine di manovra delle autorità per stabilizzare il rublo si restringe rapidamente.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere