Conflitto nel Catatumbo: il terrore dei contadini tra ELN e FARC
Dallo scorso gennaio, il conflitto armato tra il Fronte 33 delle FARC dissidenti e l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) ha preso piede nella regione di Catatumbo, Colombia, causando centinaia di morti e un esodo interno senza precedenti. Il 16 gennaio 2025 si è registrato un attacco che ha provocato oltre 80 vittime e 87.000 sfollati, segnando il più grande esodo interno nella storia colombiana, riporta Attuale.
Tibú, conosciuta come la capitale della coca, conta attualmente la più alta concentrazione di coltivazioni di coca al mondo, con 22.000 ettari dedicati. La regione, caratterizzata da un elevato clima di violenza e illegalità, è diventata il terreno di scontro tra i guerriglieri, le cui azioni hanno causato una drammatica escalation di violenza e numerosi casi di desaparecidos, spiega Junior Maldonado, portavoce dell’Associazione Contadina del Catatumbo.
Secondo l’ex ministro degli Interni colombiano, Fabio Valencia Cossio, “l’ELN è diventato un gruppo armato binazionale” che opera sia in Colombia che in Venezuela, con il sostegno del governo di Caracas. Hanno ricevuto rinforzi tramite veicoli della Guardia Nazionale Bolivariana per combattere i dissidenti delle FARC e mantenere il controllo commerciale della droga attraverso il confine. “Nicolás Maduro è ben consapevole delle atrocità commesse”, afferma Cossio.
L’intensificazione delle ostilità è stata accompagnata da una crescente preoccupazione per le possibili azioni militari congiunte da parte degli Stati Uniti e della Colombia. Trump e il presidente colombiano Gustavo Petro potrebbero decidere di attuare un attacco contro l’ELN, coinvolgendo anche il governo venezuelano, suggerisce Maldonado. Inoltre, le forze statunitensi hanno già colpito imbarcazioni nel Mar dei Caraibi, destabilizzando ulteriormente il traffico di droga.
Negli ultimi giorni, i contadini del Catatumbo hanno subito gravi perdite a causa di attacchi con droni e bombardamenti. “Le persone fuggono lasciando tutto indietro, inclusi i polli”, racconta Jaime Botero, presidente delle associazioni di quartiere di Tibú. Molte famiglie cercano rifugio, ma il conflitto per il dominio del territorio continua a intensificarsi, con l’uso di armi letali e tattiche di terrorismo che rendono la vita insostenibile.
Don Israel Bravo, vescovo di Tibú, ha dichiarato che l’uso di droni artigianali per colpire mercati e civili sta aggravando la situazione. “La nostra comunità è stremata e il governo ha promesso aiuti che non sono mai stati realizzati”, afferma, sottolineando l’importanza di un intervento concreto da parte dello stato.
Il Catatumbo non è solo teatro di conflitti guerriglieri; sottosuolo della regione ospita risorse preziose, come oro, carbone e petrolio. La lotta per il controllo di queste risorse non solo alimenta il conflitto sostenuto da gruppi armati, ma rappresenta anche un’opportunità per l’industria della droga che prospera in questo contesto di violenza e corruzione.
Il percorso per la pacificazione della regione è complesso. Secondo i leader locali, invece di investire in interventi militari, sarebbe opportuno focalizzarsi sulla creazione di istituzioni forti e sulla costruzione di infrastrutture per sostenere alternative economiche ai prodotti illeciti. “Servono progetti ambiziosi per sostituire la coca”, afferma don Aldemar, sottolineando la necessità di migliorare l’istruzione per i giovani, in modo che possano abbandonare il ciclo di violenza.