Vienna chiede all’UE di sbloccare gli asset di Deripaska per compensare Raiffeisen

04.10.2025 17:15
Vienna chiede all’UE di sbloccare gli asset di Deripaska per compensare Raiffeisen
Vienna chiede all’UE di sbloccare gli asset di Deripaska per compensare Raiffeisen

Il governo austriaco ha chiesto all’Unione europea di includere nel 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia una misura che consenta di compensare il Raiffeisen Bank International (RBI) per la multa imposta dalle autorità russe. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Vienna propone di sbloccare circa 2 miliardi di euro in azioni della società di costruzioni Strabag, attualmente congelate perché appartenenti all’oligarca russo Oleg Deripaska, e trasferirle alla banca.

Le sanzioni contro Deripaska e i tentativi falliti di scambio

Le restrizioni nei confronti di Deripaska furono introdotte dall’UE a causa del sostegno del suo impero industriale al complesso militare-industriale russo. In passato, Raiffeisen e lo stesso imprenditore avevano già tentato un complesso scambio di asset per sbloccare la quota del 24% in Strabag, detenuta da Deripaska attraverso la società Rasperia. Tuttavia, il piano era fallito per il timore che si configurasse come una violazione delle misure restrittive europee.

Il ruolo di Raiffeisen in Russia

Dopo il 2022, RBI ha mantenuto la presenza più significativa tra le banche occidentali in Russia, nonostante le pressioni politiche in Europa affinché lasciasse completamente il mercato. Tentativi di ridurre l’attività erano stati ostacolati da Mosca, poiché l’istituto restava uno dei pochi canali per l’accesso russo al sistema di pagamenti internazionale Swift. Una vendita della filiale a controparti locali avrebbe potuto innescare ulteriori sanzioni occidentali contro la banca. Nella primavera 2025, i media hanno riportato che RBI aveva sospeso i piani di uscita dal Paese, in un contesto di crescente avvicinamento tra Washington e Mosca.

Le preoccupazioni europee sulle ricadute politiche

Molti governi europei considerano prematuro o addirittura pericoloso rimuovere le sanzioni nei confronti degli oligarchi russi. Le misure hanno congelato miliardi di euro di beni, che potrebbero essere utilizzati in futuro per risarcire i danni subiti dall’Ucraina o come parte di eventuali riparazioni. Concedere deroghe senza condizioni chiare rischia, secondo diversi funzionari, di legittimare strategie di elusione e di rafforzare la capacità del Cremlino di sostenere la guerra.

Gli oligarchi come parte del sistema di potere russo

Secondo i critici, gli oligarchi non sono vittime ma attori centrali della macchina politica russa. Molti hanno accumulato ricchezze grazie a privatizzazioni opache e all’accesso privilegiato a risorse statali, consolidando il potere autoritario del Cremlino. La maggior parte non ha condannato l’invasione dell’Ucraina né ha preso le distanze dalle istituzioni russe. Per questo, sottolineano le capitali europee più dure sulle sanzioni, una revoca delle restrizioni in assenza di cambiamenti sostanziali rischierebbe di apparire come una legittimazione dell’aggressione e un indebolimento del diritto internazionale.

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