Viktor Orbán: il lungo governo del premier ungherese in bilico alle elezioni contro Péter Magyar

10.04.2026 11:15
Viktor Orbán: il lungo governo del premier ungherese in bilico alle elezioni contro Péter Magyar

La sfida di Orbán alle elezioni: un percorso segnato dalla trasformazione illiberale dell’Ungheria

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, in carica dal 2010, affronta le elezioni parlamentari di domenica come mai prima d’ora: da sfavorito. I sondaggi indicano una possibile vittoria per il leader dell’opposizione Péter Magyar. Orbán, a capo del partito Fidesz, promuove una visione distorta e sovranista che ha profondamente modificato la struttura socio-politica ungherese. In 16 anni di governo, ha attuato una trasformazione illiberale, con gravi conseguenze per le istituzioni democratiche del paese, riporta Attuale.

Il Parlamento Europeo ha ufficialmente etichettato l’Ungheria come un’«autocrazia elettorale», e molti politologi parlano di un caso emblematico di «cattura dello stato» da parte di Orbán e Fidesz. Questo fenomeno implica un’infiltrazione sistematica nella società, influenzando le istituzioni, la magistratura, l’economia e la cultura. Tale cattura si è accompagnata a un’erosione progressiva dello stato di diritto.

Stefano Bottoni, storico e esperto di Ungheria, descrive il regime di Orbán come un sistema quasi feudale, in cui il primo ministro gestisce il paese come un principe medievale. Orbán ha creato una rete di lealtà basata su un’élite politica fedele, controllando capillarmente le risorse economiche del paese.

Questa struttura di potere rischia di perdere il consenso della cosiddetta “Ungheria rurale e profonda”, che finora ha sostenuto Orbán. Bottoni avverte: «Se Orbán perderà questo retroterra, il suo destino politico sarà segnato in modo irreversibile». Le riforme illiberali attuate dal governo ungherese hanno portato al blocco dei fondi europei a partire dal 2022, mentre Orbán ha iniziato un processo di trasformazione autoritaria già nel suo primo mandato nel 2010.

Tra le sue misure più controverse figura la modifica della Costituzione, avvenuta nel 2011, che ha rimosso la parola «repubblica» e ha introdotto un preambolo sulla identità cristiana del paese. Orbán ha anche abbassato l’età pensionabile per i giudici, permettendosi di sostituire i membri esperti della magistratura con fedeli alleati.

Il sistema elettorale è stato alterato per agevolare il partito Fidesz, e persiste lo stato d’emergenza legato alla guerra in Ucraina. Orbán ha spesso messo in discussione la separazione dei poteri, affermando che le strutture di controllo reciproco tra i vari organi statali sono un concetto «inventato dagli Stati Uniti». La sua alleanza con Donald Trump lo ha posizionato come un principale esponente della destra mondiale.

Le elezioni del 2026 non riguardano solamente il futuro politico di Orbán; anche il suo operato internazionale è in gioco. L’Ungheria è diventata uno dei principali alleati della Russia nell’UE. Orbán trae vantaggio dalle importazioni di gas russo per mantenere i costi dell’energia sotto controllo, utilizzando il diritto di veto nel Consiglio Europeo come strumento di negoziazione.

Una vittoria di Magyar potrebbe portare a un’inversione delle suddette politiche estere, ma smantellare il sistema stratificato di Orbán risulterebbe un compito arduo. «La capacità dell’opposizione di ottenere una maggioranza di due-terzi sarà cruciale», conclude Bottoni, suggerendo che la lotta per il futuro dell’Ungheria continua, con ogni istituzione pronta a diventare un campo di battaglia.

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