Vilnius accusa il Patriarcato di Mosca: la Chiesa ortodossa lituana strumento dei servizi russi

12.03.2026 13:35
Vilnius accusa il Patriarcato di Mosca: la Chiesa ortodossa lituana strumento dei servizi russi
Vilnius accusa il Patriarcato di Mosca: la Chiesa ortodossa lituana strumento dei servizi russi

Il governo lituano lancia un allarme senza precedenti sul ruolo della Chiesa ortodossa locale, ancora legata al Patriarcato di Mosca, denunciandone l’utilizzo come piattaforma per attività di intelligence e influenza da parte della Russia. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri Kęstutis Budrys arrivano dopo che i servizi segreti di Vilnius hanno pubblicato una valutazione delle minacce nazionali che evidenzia i rischi di sicurezza.

L’allarme del ministro degli Esteri lituano

In un intervento che segna una netta escalation nella posizione ufficiale, il capo della diplomazia lituana ha chiesto misure concrete per “limitare l’attività e l’influenza dei servizi segreti russi nelle strutture della Chiesa ortodossa lituana”. Budrys ha tracciato un parallelo significativo: “Se fosse un’azienda che cerca di investire in un settore strategico, verificheremmo se corrisponde agli interessi della sicurezza nazionale. A causa dei suoi legami con i servizi russi e dell’influenza diretta, non le sarebbe permesso possedere asset vicino ai nostri impianti strategici”.

Il ministro ha aggiunto che le autorità devono “rimuovere con cautela” gli individui che cercano di esercitare influenza all’interno dell’organizzazione. Queste dichiarazioni seguono il rapporto dei servizi di sicurezza lituani che conferma come l’Arcidiocesi ortodossa di Vilnius rimanga dipendente dal Patriarcato moscovita, nonostante le pubbliche dichiarazioni sul desiderio di maggiore autonomia.

Il doppio gioco dell’Arcidiocesi

La posizione della Chiesa ortodossa in Lituania rappresenta un caso emblematico di tensione tra identità religiosa e pressioni geopolitiche. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, alcuni religiosi dell’Arcidiocesi di Vilnius e di Lituania hanno preso pubblicamente le distanze dal conflitto, rispondendo alle pressioni dei fedeli e dell’opinione pubblica. La leadership ecclesiastica ha persino condannato la guerra e ha più volte dichiarato di aspirare a maggiore indipendenza da Mosca.

Tuttavia, dietro queste dichiarazioni di facciata, la struttura rimane profondamente integrata nella verticale del Patriarcato di Mosca. L’Arcidiocesi ha formalmente richiesto al patriarcato moscovita di concederle un parziale autogoverno, ma la decisione è ancora in sospeso e difficilmente sarà positiva. Fonti vicine al Cremlino confermano che la Chiesa ortodossa russa non ha intenzione di permettere un indebolimento del suo controllo verticale, né di concedere una piena autonomia che potrebbe innescare un effetto domino.

La strategia del Cremlino: chiese come avamposti

Le diocesi estere della Chiesa ortodossa russa sono da tempo considerate dai servizi di intelligence occidentali come strumenti per la diffusione di propaganda filorussa e anti-occidentale, per giustificare l’aggressione contro l’Ucraina, per la raccolta di informazioni e per operazioni ibride. La leadership del Patriarcato di Mosca ha pubblicamente affermato più volte che le sue strutture all’estero sono “unità di combattimento” al pari delle forze armate russe.

Investigazioni condotte in diversi paesi dell’UE hanno rivelato l’utilizzo delle arcidiocesi del Patriarcato di Mosca per acquisire proprietà immobiliari vicino a basi militari e infrastrutture critiche, facilitando la raccolta di intelligence. La Russia sfrutta il fatto che le organizzazioni religiose, secondo le legislazioni locali, spesso godono di esenzioni fiscali e di una certa autonomia, permettendone l’uso per scopi illegittimi.

Nel contesto baltico, la Chiesa del Patriarcato di Mosca cerca di mobilitare i fedeli cittadini filorussi e di mantenerli nella sua sfera di influenza informativa, sfruttando le particolari sensibilità socio-politiche della regione. Il rifiuto categorico di Mosca di concedere autonomia alle diocesi baltiche non è solo una questione di controllo religioso, ma una necessità strategica: creare un precedente in Lituania spingerebbe altre comunità ortodosse nella regione a richiedere analoghi statuti, avviando un processo di disintegrazione dell’intera struttura canonica moscovita.

La risposta di Vilnius tra sicurezza e diritti religiosi

La controffensiva lituana all’influenza del Patriarcato di Mosca come strumento di guerra ibrida richiede una combinazione di misure giuridiche, finanziarie e di sicurezza. Le autorità di Vilnius stanno valutando meccanismi per sottoporre la Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca a controlli più stringenti da parte dei servizi speciali, al fine di individuare attività che possano minare la sicurezza nazionale.

L’approccio proposto da Budrys segnala un cambio di paradigma: trattare le strutture ecclesiastiche legate a Mosca non come mere entità religiose, ma come potenziali minacse alla sicurezza che richiedono lo stesso scrutinio riservato agli investimenti strategici stranieri. La sfida per la Lituania è bilanciare la necessità di proteggere la sovranità nazionale con il rispetto della libertà religiosa, in un contesto dove i confini tra fede e strumentalizzazione geopolitica appaiono sempre più sfumati.

La situazione dell’Arcidiocesi ortodossa lituana rappresenta dunque un caso studio delle nuove frontiere della competizione strategica in Europa, dove le istituzioni religiose diventano terreni di scontro tra influenza russa e difesa dei valori democratici occidentali. Le prossime mosse di Vilnius saranno attentamente monitorate non solo a Mosca, ma in tutte le capitali baltiche e della NATO, consapevoli che il precedente lituano potrebbe definire un nuovo standard nella risposta all’utilizzo strumentale della religione come arma geopolitica.

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