Voci da Teheran in guerra: «Questa è la nostra battaglia finale» mentre la città vive nel silenzio

28.02.2026 15:25
Voci da Teheran in guerra: «Questa è la nostra battaglia finale» mentre la città vive nel silenzio

Iran sotto attacco: la popolazione tra paura e speranza di libertà

A Teheran, i raid aerei hanno scatenato reazioni polarizzate tra la popolazione. Mentre alcuni festeggiano con balli e slogan contro la Repubblica islamica, altri piangono i propri cari morti. Amina, una madre di 14 anni, ha litigato con il figlio Ashkan, che voleva filmare il fumo delle bombe dal tetto di casa. “Non capisce quanto sia pericoloso”, ci scrive. Vivono a Niavaran, un quartiere a nord di Teheran e da oggi sono in guerra. “Ce lo aspettavamo, non abbiamo mai creduto ai negoziati. Sono settimane che non riesco a dormire”, racconta Amina, che è una fotografa. Molti cercano di lasciare la capitale, mentre Ghazaleh invia aggiornamenti sul caos: “La gente è in coda per la benzina alle stazioni di servizio. I supermercati sono presi d’assalto. Ci sono lunghe file ovunque”. Ci domanda, prima di perdere il contatto: “Dicono che hanno bombardato la casa di Ahmadinejad e il compound di Khamenei. Sono morti?”, riporta Attuale.

Le sirene non suonano a Teheran, così come a Shiraz e Tabriz. Video di ragazzi delle scuole medie che applaudono mentre le bombe cadono circolano virali. Una giovane studentessa, Niloofar, ci racconta: “Eravamo in classe quando abbiamo sentito degli enormi boati. Siamo molto spaventati, c’è chi è svenuto e chi è andato in panico. La gente sembra felice, per le strade suonano il clacson e gridano slogan contro il regime. Ho fatto dei filmati ma non riesco a mandare niente perché internet praticamente non funziona”. A soli 17 anni, Niloofar esprime: “Questa è la nostra battaglia finale”.

Le esperienze delle recenti proteste evidenziano quanto la popolazione iraniana stia cercando di liberarsi dalla tirannia. Le proteste di gennaio, in cui il popolo è sceso in strada per chiedere la fine della dittatura, sono state violentemente represse con migliaia di vittime. Oggi, molti iraniani credono che solo un aiuto esterno possa liberare il paese dalla morsa del regime. Questo è testimoniato dai filmati che mostrano ragazze che ridono e festeggiano mentre Teheran viene bombardata, un segno della frustrazione accumulata in 47 anni di oppressione. Tuttavia, la speranza di un cambiamento non mitiga il dolore dei morti, poiché la guerra porta sempre con sé un pesante tributo umano. Ci giungono notizie tragiche: il numero delle bambine uccise nell’attacco contro una scuola elementare femminile nel distretto di Minab è salito a 53, secondo i media iraniani. “Non posso pensare a quei genitori, e se domani fossi una di quelle madri? Abbiamo paura che sia una guerra lunga. Non so se ho la forza per reggere ancora così tanto dolore”, scrive Mina. Negli ospedali, i pazienti più gravi vengono spostati in luoghi più sicuri, mentre a Teheran non ci sono bunker disponibili.

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