Vulcani attivi in Italia: il direttore dell’Ingv Stefano Branca spiega come valutare il pericolo

17.01.2026 23:05
Vulcani attivi in Italia: il direttore dell'Ingv Stefano Branca spiega come valutare il pericolo

Roma, 17 gennaio 2026 – Stefano Branca, 56 anni, direttore del Dipartimento vulcani all’Ingv, ha sviluppato una passione per i vulcani sin da bambino, influenzato dall’Etna nella sua Catania, e ritiene che la geologia rappresenti la nostra insignificante parte nella storia del pianeta, riporta Attuale.

In un’intervista, Branca ha descritto come le escursioni infantili in montagna abbiano piantato i semi del suo interesse scientifico. “Facevamo escursioni in montagna, ero piccolo ma andavo già a vedere le eruzioni. Con il tempo è diventata una grande passione. Non era solo una questione estetica, volevo capire”, ha dichiarato.

Secondo l’Ingv, nel mondo esistono almeno 1.500 vulcani potenzialmente attivi, con il 75% di essi concentrati nell’anello di fuoco del Pacifico. “Di recente ho visitato i vulcani della Cordigliera Andina, a oltre 4mila metri. Ma alla fine rimango più legato ai nostri. L’Etna è uno dei più belli, quasi sempre in eruzione, eventi facili da vedere in un ambiente di grande fascino”, ha aggiunto Branca.

Il direttore del Dipartimento vulcani ha anche parlato delle conseguenze di un’eruzione. “L’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ha cancellato Ercolano e Pompei, cambiando il territorio. Maggiore è l’eruzione, maggiore è l’impatto”. Inoltre, ha spiegato come le eruzioni vulcaniche possono alterare il clima, abbassando la temperatura globale per alcuni anni a causa della dispersione di cenere nell’atmosfera.

In relazione ai vulcani attivi in Italia, Branca ha elencato il Vesuvio e gli altri vulcani campani come elementi critici, oltre allo Stromboli, Vulcano e Lipari in Sicilia. “I vulcani attivi sono quelli che hanno avuto almeno un’eruzione nell’Olocene, quindi negli ultimi diecimila anni”, ha chiarito.

Riguardo ai Campi Flegrei, Branca ha affermato che il sistema vulcanico è attualmente in fase di risveglio. “Dal 2005, il fenomeno del bradisismo si è intensificato, e attualmente registriamo un’altezza del suolo in aumento di circa 25 millimetri al mese. Piani di emergenza sono stati predisposti e il sistema è ben preparato”, ha spiegato. Tuttavia, resta un’incertezza sul futuro immediato e sull’intensità di eventuali eruzioni.

Quali sono le ultime scoperte scientifiche?

“Le tecnologie di allerta precoce sono già state sviluppate per i vulcani attivi, avvisando della possibile attività eruttiva ore prima. Tuttavia, per i vulcani inattivi, la ricerca interna della struttura vulcanica è complessa e incerta”, ha concluso Branca.

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