Conflitto in Medio Oriente: Iran alza la posta in gioco in risposta agli attacchi
Martedì, l’Iran ha trasmesso un messaggio dall’ambasciatore a Pechino, Abdolreza Rahmani Fazli, che ha affermato l’importanza della sicurezza nello Stretto di Hormuz, affermando che il paese garantisce il passaggio sicuro delle navi. Tuttavia, ha avvertito che, in assenza di sicurezza generale, l’Iran non potrà garantire la sicurezza del transito, riporta Attuale.
Le dichiarazioni di Fazli potrebbero rimanere impresse come una delle affermazioni più audaci della terza guerra del Golfo. Poche ore dopo, le forze iraniane hanno aperto il fuoco contro tre navi mercantili, costringendo la marina americana ad intervenire contro sedici navi nemiche. Il diplomatico ha dichiarato: “Il traffico sarà regolamentato, ma ciò non significa chiudere lo stretto”. Tali affermazioni risultano ingannevoli, poiché l’Iran ha effettivamente ostaggio i flussi di petrolio e altre risorse dal Golfo, influenzando notevolmente i prezzi dell’economia globale. Questo messaggio è per il regime di Teheran un tentativo di imporre condizioni e lasciare intendere un’apertura “regolamentata” dello stretto, se gli attacchi americani e israeliani si fermassero.
La Cina, dal canto suo, ha espresso la necessità di rassicurazioni da parte di Teheran. Nel 2025, il 52% del petrolio importato dalla Cina proveniva dal Golfo Persico. Nonostante il governo cinese cerchi di minimizzare l’impatto del conflitto, l’inasprimento delle tensioni ha portato a una significativa perdita di approvvigionamenti. Attualmente, la Russia è il principale fornitore di petrolio per la Cina, seguita dall’Arabia Saudita e dall’Iran. Pechino ha anticipato le tensioni, aumentando del 15,8% gli acquisti di petrolio nei primi due mesi del 2026, e attualmente ha riserve strategiche superiori a quelle dei trentadue paesi più avanzati combinati.
Tuttavia, le élite cinesi sono preoccupate che un governo iraniano favorevole a Washington potrebbe consentire agli Stati Uniti di esercitare un controllo indiretto sullo Stretto di Hormuz, creando una vulnerabilità critica per Pechino nel contesto delle sue ambizioni territoriali, specialmente riguardo a Taiwan. In risposta, Xi Jinping ha cercato di sostenere il potere degli ayatollah, inviando navi di spionaggio a supporto delle operazioni iraniane.
Xi ribadisce frequentemente che “l’Oriente è in ascesa e l’Occidente al tramonto”, ma i suoi consiglieri esprimono dubbi sulla superiorità militare statunitense. Questa guerra potrebbe determinare l’esito di tale affermazione, ma Xi è determinato a mantenere un incontro con Donald Trump a Pechino il 31 marzo, evidenziando il suo interesse a dialogare di persona con il leader americano.