Zelensky invitato all’ultimo minuto al vertice Trump-Putin? Appelli degli alleati e ambiguità degli USA

10.08.2025 23:16
Zelensky invitato all'ultimo minuto al vertice Trump-Putin? Appelli degli alleati e ambiguità degli USA

L’espressione «Il convitato di pietra» evoca perfettamente l’attuale situazione di Volodymyr Zelensky, sebbene il titolo sia quello di un’opera di Puskin, un autore russo poco gradito agli ucraini.

Durante la giornata di ieri, sono circolate molte voci riguardo alla possibile presenza del presidente ucraino al vertice in Alaska tra Putin e Trump, dove si dovrebbero discutere gli sviluppi della guerra. Le speranze di Kiev sono state riaccese dall’ambasciatore statunitense alla Nato. In un’intervista rilasciata alla Cnn, Matthew Whitaker ha definito come “possibile” la partecipazione di Zelensky, precisando che la decisione finale è nelle mani del presidente e che c’è tempo per prendere una decisione, che non è ancora stata adottata.

Allo stesso tempo, da Bruxelles è giunta un’appello unanime dei leader europei a evitare un incontro privo di una reale partecipazione delle parti interessate. Friedrich Merz ha affermato: «Ci aspettiamo che il governo ucraino e il presidente Zelensky prendano parte a questo incontro». Il cancelliere tedesco ha sottolineato che è inaccettabile discutere questioni territoriali senza includere europei e ucraine.

I segnali provenienti da Washington, tuttavia, non sono particolarmente positivi per l’Ucraina, nonostante un editoriale molto critico del Washington Post che ha paragonato l’incontro in Alaska alla Conferenza di Monaco del 1938. «Incontri con Zelensky saranno possibili solo dopo il vertice tra Trump e Putin», ha dichiarato un funzionario anonimo della Casa Bianca, chiarendo che, nonostante la possibilità della sua partecipazione, il presidente ucraino non è tra i partecipanti confermati. JD Vance, parlando a Fox News, ha definito la presenza di Zelensky “non produttiva”.

In Francia, la posizione della Casa Bianca è cambiata nel tempo, inizialmente Trump sembrava favorevole a un accordo trilaterale, ma poi ha rivisto la sua posizione. A Kiev, l’atmosfera è di delusione e disappunto. Nonostante la chiara consapevolezza sia a Bankova che in Europa che una pace decisa senza consultare i diretti interessati sarebbe problematica, rifiutare una proposta di pace potrebbe mettere Kiev in una posizione difficile, rischiando di apparire come chi non vuole dialogare con il principale alleato desideroso di avanzare in una soluzione.

Inoltre, se Zelensky rifiutasse il piano di pace proposto in Alaska, ci sarebbero ulteriori complicazioni per la sua posizione interna. La consapevolezza della necessità di evitare concessioni territoriali senza adeguate garanzie è chiara, ma ignorare le pressioni della popolazione stanca dopo anni di conflitto sarebbe insostenibile. Infine, c’è anche il drammatico calo di consenso interno; non solo per opportunismo politico ma anche in considerazione della sicurezza. Putin ha più volte espresso il desiderio di rimuovere Zelensky. Non sorprende quindi che la propaganda russa stia intensificando il tema delicato del reclutamento obbligatorio, un argomento che divide il Paese lungo le linee di frattura storiche tra Est e Ovest, una strategia che gioca a favore dei desideri espansionistici russi rispetto alla frammentazione dell’Ucraina.

, riporta Attuale.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere