150 mila persone ricordano Yitzhak Rabin a Tel Aviv, trent’anni dopo il suo assassinio

04.11.2025 14:35
150 mila persone ricordano Yitzhak Rabin a Tel Aviv, trent'anni dopo il suo assassinio

Manifestazione a Tel Aviv in ricordo di Yitzhak Rabin

Sabato sera a Tel Aviv, in Israele, 150 mila persone hanno partecipato a una manifestazione per commemorare Yitzhak Rabin, l’ex primo ministro israeliano che iniziò il processo di pace con i palestinesi e per questo fu ucciso da un estremista ebraico trent’anni fa, il 4 novembre del 1995. I manifestanti si sono radunati in piazza Rabin, nel centro della città: prima di essere dedicata a lui, quella piazza si chiamava piazza dei Re d’Israele ed era il luogo dove Rabin tenne il suo ultimo comizio politico in favore della pace, riporta Attuale.

Il magazine americano New Yorker ha definito quello di Rabin «uno degli omicidi politici più efficaci della storia». Infatti, l’assassino, l’estremista Yigal Amir, ottenne tutti gli obiettivi che si era prefissato: nel giro di poco tempo il processo di pace con i palestinesi fallì e la destra religiosa accumulò sempre più influenza. Diversi dei personaggi che oggi hanno un ruolo centrale nella politica israeliana e nella guerra nella Striscia di Gaza furono coinvolti nei fatti che portarono all’assassinio di Rabin, compreso il primo ministro Benjamin Netanyahu.

Rabin è noto soprattutto per aver dato avvio al processo di pace con i palestinesi e per la storica foto della stretta di mano con Yasser Arafat, leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Tuttavia, Yitzhak Rabin era prima di tutto un militare. Nel 1948, partecipò come ufficiale dell’esercito israeliano alla guerra che portò alla nascita dello stato di Israele. Questa guerra coincide per centinaia di migliaia di palestinesi con la nakba (catastrofe in arabo), ovvero l’espulsione forzata e violenta dalle proprie terre.

Rabin stesso partecipò alla nakba e, tra l’altro, ordinò l’espulsione di oltre 50mila palestinesi dalle cittadine di Lydda e Ramle, con centinaia di civili uccisi e altri morti di stenti o di sete mentre cercavano di raggiungere a piedi la Giordania. Era capo di stato maggiore dell’esercito israeliano quando nel 1967 scoppiò la guerra dei Sei Giorni, che portò alla sconfitta degli eserciti dei paesi arabi vicini e all’occupazione di importanti territori, come la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Questa vittoria rese Rabin un eroe nazionale.

Dopo il suo ritiro dall’esercito, Rabin assunse ruoli politici di alto profilo. Alla fine degli anni Ottanta, con l’inizio della prima Intifada, una rivolta massiccia dei palestinesi contro l’occupazione israeliana, Rabin, allora ministro della Difesa, ordinò all’esercito di “spaccare le ossa” ai manifestanti. Tuttavia, i fallimenti di Israele nel reprimere l’Intifada lo portarono a cambiare idea, osservando che “non si può dominare con la forza su mezzo milione di palestinesi”.

La sua reputazione di ex militare intransigente garantì a Rabin la credibilità necessaria per iniziare un processo di pace culminato negli storici accordi di Oslo del 1993, quando per la prima volta Israele e Palestina si riconobbero come interlocutori legittimi. Sebbene il dibattito sugli accordi di Oslo rimanga vivace, è importante notare che Israele non ha mai formalmente riconosciuto la legittimità di uno stato palestinese, ma solo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Per i loro sforzi per la pace, Rabin e Arafat vinsero il Premio Nobel nel 1994.

La firma degli accordi di Oslo, tuttavia, scatenò un’ondata di violenza: gruppi palestinesi islamisti come Hamas iniziarono ad attuare attentati in Israele per generare terrore nell’opinione pubblica israeliana, mentre la destra israeliana si oppose a Rabin, accusandolo di tradire lo stato di Israele.

Nel 1995, ben prima del suo omicidio, Netanyahu, leader del Likud, organizzò una manifestazione in cui si mise a capo di un corteo con un cappio e una bara nera destinati a Rabin e partecipò a un’altra manifestazione in cui i partecipanti intonavano slogan “morte a Rabin”. La situazione politica si deteriorò ulteriormente, creando un clima di crescente violenza e ostilità.

Il 4 novembre 1995, durante una manifestazione a favore del processo di pace in piazza dei Re d’Israele, Rabin pronunciò parole di speranza. Ma, scendendo dal palco, fu avvicinato da Yigal Amir, che gli sparò alla schiena. Rabin morì poco dopo in ospedale. Amir, catturato immediatamente, fu condannato all’ergastolo e, al momento della sua condanna, chiese di poter brindare per la sua azione.

Shimon Peres, successore di Rabin come primo ministro, indisse nuove elezioni nel 1996, ma furono vinti da Netanyahu, il quale frenò il processo di pace mentre la violenza di Hamas si intensificava, allontanando ulteriormente l’opinione pubblica israeliana dalla possibilità di una convivenza pacifica con i palestinesi.

Le domande sul reale potenziale di Rabin di portare pace tra israeliani e palestinesi rimangono aperte. Gli storici sono divisi e alcuni sostengono che gli accordi di Oslo rimandavano alla risoluzione di questioni complesse, come lo status di Gerusalemme e il destino degli insediamenti in Cisgiordania. Tuttavia, è innegabile che la morte di Rabin ha segnato una svolta significativa nella storia contemporanea di Israele e Palestina.

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