Riflessioni sull’Esame di Stato e il Percorso di Crescita dei Giovani
“Non c’è uomo che abbia imparato senza dolore”, affermava una saggezza antica, eppure attuale. La mattina dell’esame di Stato, in un anno che ora sembra lontano nel tempo, portai con me una frase di Platone, custodita in un biglietto nella tasca dei jeans. Un regalo dei miei genitori, in un periodo di incertezze e fragilità, che divenne un vero e proprio talismano, riporta Attuale.
La notte precedente, il sonno fu assente; all’alba, con lo stomaco che brontolava e un cuore colmo di ansia, mi trovai davanti al portoncino del Liceo Classico. Prima di varcare la soglia, scambiai uno sguardo con il mio compagno. Negli occhi suoi lessi un sentimento di malinconia, come se sapesse che stessimo per prendere strade diverse.
“Una volta finiti gli esami, ognuno per la propria via. Ci disperderemo come foglie d’autunno”, mormorò. Risposi con determinazione che non ci saremmo persi, ma nel profondo sentii un pezzo di me stesso crollare. Quell’esame che di lì a breve avremmo affrontato non era solo una prova di memoria; il suo significato più profondo risiedeva altrove.
È un momento di catarsi, simile a un antico rito che si svolge dentro ogni giovane. Si tratta di un passaggio, di un saluto, di una rinascita. Per la prima volta, ci si trova a dover affrontare il futuro da soli, sulla riva opposta di un fiume che non aspetta nessuno.
Qualche settimana fa, in un istituto di Trieste, ho chiesto a una classe se si sentissero pronti per l’esame. Il ragazzo che ha risposto per primo ha abbassato gli occhi, con le lacrime che minacciavano di scendere. Al termine dell’incontro, uno delle ragazze si è avvicinata e, in tono sommesso, ha condiviso una verità straziante: “I genitori di Matteo sono morti da poco”.
Uscendo, l’ho incontrato di nuovo. Avrei voluto condividere con lui la mia esperienza, il mio biglietto, e raccontargli delle notti passate in bianco. Ma invece ho scelto il silenzio e, abbracciandolo con vigore, ho cercato di trasmettergli una parte del mio coraggio.
Quando ci siamo separati, notai un tatuaggio sul suo braccio, una frase che mi era familiare: “Non c’è uomo che abbia imparato senza dolore”. In quel momento, i nostri sguardi si incrociarono e capii che, in modo profondo, lui l’esame lo aveva già superato. Questo incontro, così semplice eppure così carico di significato, rappresenta il trasformarsi della gioventù. Ogni passo che affrontiamo ci prepara alla vita, segna il cambiamento e l’inizio di un nuovo viaggio.
In conclusione, la prova d’esame non è solo un atto formale, ma un simbolo di crescita e di resilienza, un’opportunità di riflessione su quanto siamo cambiati e su quanto ci attende. La vita, infatti, non aspetta e ci spinge incessantemente verso avanti, costringendoci a lasciare il passato e a costruire il futuro, un passo alla volta.