Banche russe in allarme per l’aumento dei crediti deteriorati: cresce il rischio di una crisi sistemica

27.06.2025 11:00
Banche russe in allarme per l’aumento dei crediti deteriorati: cresce il rischio di una crisi sistemica
Banche russe in allarme per l’aumento dei crediti deteriorati: cresce il rischio di una crisi sistemica

Allarme interno tra i vertici del settore finanziario

Le principali banche russe temono l’avvicinarsi di una crisi del debito con potenziali effetti sistemici entro i prossimi 12 mesi, mentre la guerra in Ucraina continua a gravare sull’economia del paese. Secondo documenti interni e fonti bancariecitate da Bloomberg News, cresce l’inquietudine per l’aumento dei prestiti non rimborsati da parte di clienti aziendali e privati, colpiti da tassi d’interesse elevati e da un’economia in progressivo rallentamento.

Secondo più fonti del settore, che hanno parlato in forma anonima, i dati ufficiali non riflettono pienamente la gravità del problema. I mutuatari stanno posticipando i pagamenti, celando il reale ammontare dei crediti a rischio. In un documento riservato di una delle principali banche russe, si osserva che una quota significativa dei prestiti “non viene rimborsata nei tempi previsti”.

I segnali di un possibile credit crunch

Le stime interne parlano di crediti deteriorati per un valore di trilioni di rubli. Le banche hanno già iniziato a contenere il rischio: nel solo bimestre iniziale del 2025, il volume dei prestiti aziendali sarebbe calato di circa 1,5 trilioni di rubli (oltre 19 miliardi di dollari), secondo stime viste da Bloomberg.

Il quadro ha acceso i riflettori anche sulle implicazioni politiche e strategiche. Se la pressione economica dovesse aumentare, si porrebbero interrogativi concreti sulla capacità del presidente Vladimir Putin di sostenere l’impegno militare in Ucraina, soprattutto nel caso in cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti introducessero sanzioni più dure contro il settore bancario russo.

Tensioni e ammissioni nei vertici governativi

Le divergenze interne alla leadership russa sono emerse pubblicamente durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo della scorsa settimana. “Siamo sull’orlo della recessione,” ha dichiarato il ministro dell’Economia, Maksim Reshetnikov, mentre la governatrice della Banca centrale, Elvira Nabiullina, ha definito la situazione come un “raffreddamento necessario”.

Il presidente Putin, nel suo intervento successivo, ha minimizzato i rischi. “Non possiamo permettere una stagnazione o recessione,” ha detto, sottolineando la resilienza dell’economia nazionale nonostante le sanzioni occidentali.

Dietro la facciata dei profitti bancari

Nonostante le preoccupazioni, le banche russe hanno registrato utili record pari a 3,8 trilioni di rubli nel 2024, in crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il boom dei profitti nasconde forti squilibri: la corsa agli armamenti ha aggravato la carenza di manodopera, alimentando un’impennata salariale che ha contribuito a spingere l’inflazione oltre il 10%.

Per frenare l’inflazione, la Banca centrale ha portato il tasso d’interesse chiave al 21% lo scorso ottobre, riducendolo leggermente al 20% solo questo mese, dopo forti pressioni da parte di aziende e funzionari governativi.

Intanto, secondo i dati del Servizio federale di statistica, la crescita economica russa ha rallentato: dal +4,5% del 2024 all’1,4% nel primo trimestre del 2025.

Settori sotto pressione e segnali di crisi latente

I settori dell’edilizia e dell’industria mostrano segni evidenti di rallentamento. Anche il comparto militare, finora trainante, potrebbe iniziare a perdere slancio, secondo le fonti citate.

Un rapporto della Banca centrale russa pubblicato a maggio ha riconosciuto “vulnerabilità nel settore finanziario”, inclusi rischi di concentrazione e calo della qualità dei prestiti al consumo. Tredici tra le 78 principali aziende del paese risultano insolventi: il doppio rispetto all’anno precedente.

L’agenzia di rating russa ACRA ha segnalato che circa il 20% del capitale complessivo del settore bancario è oggi legato a debitori la cui affidabilità creditizia è fortemente compromessa dai tassi d’interesse elevati. Anche il Centro di analisi macroeconomica e previsioni a breve termine — vicino al Cremlino — ha stimato una “probabilità moderata” di una crisi bancaria sistemica entro aprile 2026, con rischio in crescita in caso di ulteriore calo del credito.

Una resilienza apparente sotto stress crescente

La Banca centrale insiste nel ritenere che il sistema bancario sia ancora “complessivamente solido”. Tuttavia, con l’accumularsi dei crediti concessi a condizioni favorevoli per sostenere lo sforzo bellico del Cremlino, il settore bancario russo si trova sempre più esposto. Se il trend attuale persiste, le pressioni interne potrebbero diventare insostenibili, con ricadute significative sulla stabilità macroeconomica del paese — e, per estensione, sull’andamento stesso della guerra in Ucraina.

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