La situazione del voto a oltranza negli Stati Uniti
Nel contesto politico americano, a seguito della decisione dell’ex presidente Trump di condensare la sua agenda legislativa in un unico, imponente disegno di legge chiamato Big Beautiful Bill, il termine “vote-a-rama” ha guadagnato nuova notorietà. Questo concetto si riferisce a una procedura in cui il Senato analizza una legge di particolare importanza usando regolamenti che limitano il tempo dedicato al dibattito. Il voto a oltranza si attua qualora si verifichi un particolare focus su determinate proposte legislative.
I vantaggi di questa metodica includono una procedura più rapida e una maggioranza semplificata di soli 51 voti, così da eludere la richiesta standard di 60 voti necessaria per contrastare l’ostruzionismo. Tuttavia, una volta scaduto il tempo designato per il dibattito, i senatori possono avanzare un numero illimitato di emendamenti, che vengono sottoposti a votazione in una maratona, da cui prende nome il termine “vote-a-rama”.
In pratica, questo si traduce in un processo che potrebbe essere descritto come un’agonizzante “maratona di voti”. Gli emendamenti vengono considerati uno dopo l’altro con un dibattito di durata estremamente breve, normalmente non più di due minuti per ciascuna parte. Le votazioni vengono frequentemente effettuate a catena, con tempi che variano da 10 a 15 minuti. Questa procedura culmina in sessioni estenuanti che possono durare ore, se non giorni, portando i senatori a esprimere il loro voto su decine, se non centinaia, di emendamenti.
All’inizio, Trump poteva contare su una maggioranza ristretta di 53 a 47, ma ha subito la perdita di due voti, da senatori come Thom Tillis e Rand Paul. La situazione richiede una strategia cauta, in quanto il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, si trova in una posizione delicata e non può permettersi di perdere un altro voto. In caso di parità 50-50, sarà il vicepresidente JD Vance ad avere l’ultima parola. La procedura di vote-a-rama, pur rendendo i democratici impotenti nell’attuazione di ostruzionismi, comporta anche il rischio di imprevisti e resistenze all’interno della stessa maggioranza, che Thune deve gestire con attenzione.
Un disegno di legge complesso come il Big Beautiful Bill, con il suo mix di tagli alla spesa e alla tassazione, ha inevitabilmente diviso i repubblicani. Mentre la riduzione delle tasse trova consenso quasi universale, i “falchi del deficit” faticano a mantenere i loro elettori soddisfatti di fronte ai tagli alla spesa in settori vitali come la sanità. Le recenti analisi evidenziano come il piano proposto possa ridurre drasticamente l’assistenza sanitaria per milioni di cittadini americani.
Trump, all’inizio del suo mandato, aveva giustificato tali tagli con riferimenti provocatori e ironici, ma in realtà, i risultati della sua task force sulla revisione della spesa si sono rivelati poco soddisfacenti. Ora, secondo un rapporto recente, il Big Beautiful Bill rischia di privare 11,8 milioni di americani della copertura sanitaria entro il 2034, riducendo la spesa federale in programmi come Medicaid e Medicare di oltre 1,1 trilioni di dollari nel prossimo decennio.
Tra i moderati, la senatrice Susan Collins del Maine ha presentato un emendamento per raddoppiare i fondi di stabilizzazione per gli ospedali rurali, proponendo di finanziare l’iniziativa con tasse su chi guadagna oltre 25 milioni di dollari. Tuttavia, questa proposta incontra l’opposizione dei colleghi repubblicani più conservatori, rendendo ancora più difficile l’approvazione della legge. Questo scenario evidenzia non solo le complessità della legislazione americana, ma anche le sfide interne al Partito Repubblicano.
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