Prada accusata di plagio dei sandali tradizionali indiani

01.07.2025 11:45
Prada accusata di plagio dei sandali tradizionali indiani

Accuse di appropriazione culturale contro Prada riguardo ai chappal di Kolhapuri

La Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato dello stato indiano del Maharashtra ha accusato l’azienda di moda Prada di aver copiato il design dei tipici sandali prodotti dagli artigiani locali senza nessuna forma di attribuzione o riconoscimento. I sandali indossati da alcuni modelli all’ultima sfilata della collezione di moda maschile del marchio ricordano in modo significativo i “chappal” di Kolhapuri, noti per la loro produzione fin dal dodicesimo secolo nell’India occidentale, utilizzati da milioni di persone in tutto il paese. In seguito a tali accuse, Prada ha ammesso di aver tratto ispirazione da questi sandali, riporta Attuale.

I chappal, caratterizzati da una suola bassa e due fettucce in pelle che si avvolgono all’alluce e al collo del piede, sono comunemente venduti per strada a prezzi accessibili. Dal 2019, hanno ottenuto il riconoscimento come prodotti a indicazione geografica protetta, il che significa che possono essere chiamati in questo modo solo se realizzati in specifiche province degli stati di Karnataka e Maharashtra. I modelli sfoggiati durante la sfilata di Prada il 22 giugno a Milano erano molto simili, ma etichettati semplicemente come “sandali in pelle”, senza alcun richiamo alla loro vera origine.

L’evento ha suscitato un ampio dibattito tra artigiani, commercianti, politici e commentatori indiani, che hanno denunciato il furto di proprietà intellettuale e l’appropriazione culturale. Questo termine si riferisce all’uso di elementi tipici di una cultura minoritaria da parte di entità più ricche, senza un adeguato riconoscimento. I sandali hanno riacceso le polemiche su come le grandi aziende di moda possano spesso riutilizzare oggetti artigianali di paesi non occidentali, presentandoli come unici e vendendoli a prezzi elevati, senza che le comunità che li hanno creati ne beneficino in alcun modo.

Non identificando i sandali come chappal di Kolhapuri, «Prada si rende responsabile di monetizzare l’appropriazione culturale», ha commentato Dhanendra Kumar, ex dirigente della Banca mondiale, nel quotidiano indiano Economic Times, osservando che agli artigiani non è stata riconosciuta né la paternità né un compenso per il loro lavoro.

Secondo Lalit Gandhi, presidente della Camera di commercio del Maharashtra che rappresenta oltre 3mila artigiani, i chappal non sono soltanto un simbolo culturale dello stato, ma anche una fonte di sostentamento per migliaia di artigiani. In una lettera, Gandhi ha chiesto a Prada di riconoscere pubblicamente l’ispirazione alla quale si è rivolta e di considerare eventuali collaborazioni per compensare le comunità coinvolte.

In risposta, Prada ha riconosciuto di aver attinto alle tradizionali calzature indiane, con Lorenzo Bertelli, figlio dei proprietari dell’azienda e a capo della divisione per la responsabilità sociale d’impresa, che ha dichiarato che Prada «è aperta al dialogo e a uno scambio significativo con gli artigiani indiani».

Kanika Gahlaut, giornalista esperta di moda, ha notato che l’indignazione possa essere infondata dal punto di vista legale, poiché non è chiaro se Prada intenda realmente commercializzare i sandali presentati in sfilata. Al contrario, Shirin Mann, fondatrice del marchio indiano Needledust, ha suggerito che questa polemica potrebbe avere effetti positivi sul mercato indiano, dove le vendite di chappal sono stagnanti. Mann ha spiegato che finora questi sandali non erano stati percepiti come articoli di moda nel mercato di lusso indiano, e che le recenti discussioni potrebbero aumentarne la visibilità anche tra la clientela più facoltosa.

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