Open Arms, la Procura di Palermo ricorre in Cassazione contro l’assoluzione di Salvini

18.07.2025 12:55
Open Arms, la Procura di Palermo ricorre in Cassazione contro l’assoluzione di Salvini

Il leader della Lega è stato assolto in primo grado dalle accuse di sequestro di persona per aver negato lo sbarco a 147 migranti nel 2019. Le motivazioni dei giudici sono chiare: «Fatti accertati, norme disattese», riporta Attuale.

La Procura di Palermo ha deciso di impugnare direttamente in Cassazione l’assoluzione di Matteo Salvini nel processo riguardante la nave Open Arms. I magistrati contestano la sentenza del Tribunale, che aveva assolto il leader della Lega dalle accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per i fatti dell’agosto 2019, quando, in qualità di ministro dell’Interno, bloccò lo sbarco di 147 migranti. La modalità scelta è quella del cosiddetto “ricorso per saltum”, un procedimento giuridico raro e in parte inedito, che permette di portare immediatamente il caso davanti alla Corte di Cassazione, evitando il passaggio in appello. A firmare questa iniziativa sono stati il procuratore capo Maurizio De Lucia, l’aggiunta Marzia Sabella e la sostituta Giorgia Righi, convinti che la questione sia puramente di principi giuridici, piuttosto che di ricostruzioni fattuali.

I motivi del ricorso: «Norme disattese, diritto violato»

Alla base del ricorso c’è una critica netta alla motivazione della sentenza di assoluzione, depositata lo scorso giugno. I giudici avevano affermato che l’Italia non fosse obbligata a garantire un porto sicuro alla nave della Ong spagnola, citando un quadro normativo internazionale considerato «incerto» e caratterizzato da «molte aree grigie». Una lettura che la Procura contesta fermamente, specialmente alla luce di una recente pronuncia della Cassazione civile, riguardante il caso della nave Diciotti (un episodio simile, avvenuto nel 2018). In quella sentenza, sottolineano i pubblici ministeri, è stato stabilito chiaramente che non ci sono dubbi sull’obbligo degli Stati, in base al diritto internazionale e alle convenzioni sottoscritte, di accogliere nei propri porti le persone soccorse in mare. Secondo l’accusa, quindi, la sentenza del Tribunale risulterebbe «manifestamente viziata» per non aver considerato le norme sulla libertà personale e le convenzioni relative al soccorso in mare. Da qui la richiesta di intervento alla Cassazione.

I due possibili scenari

Il ricorso apre una nuova strada nel processo. Se la Cassazione dovesse respingerlo, l’assoluzione di Salvini diventerà definitiva, chiudendo la vicenda senza passare dall’appello. Tuttavia, se la Suprema Corte dovesse accoglierlo, il caso tornerebbe alla Corte d’appello. La decisione dei pubblici ministeri di Palermo riflette la volontà di non accettare un verdetto che considerano giuridicamente errato, il quale potrebbe avere ripercussioni durature sull’interpretazione delle leggi riguardanti l’immigrazione e il salvataggio in mare.

La replica del ministro dei Trasporti

«Ho partecipato a più di trenta udienze, il Tribunale mi ha assolto perché il fatto non sussiste confermando che difendere i confini non è un reato. Evidentemente qualcuno non si rassegna, andiamo avanti: non mi preoccupo», ha dichiarato Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, durante l’inaugurazione del Reparto Operativo Laghi della Guardia Costiera a Milano. Da parte sua, l’Ong ha ribadito la propria fiducia nella giustizia. «La Procura della Repubblica di Palermo ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro l’assoluzione in primo grado di Matteo Salvini, ex ministro dell’Interno e attuale vicepremier e ministro dei Trasporti, accusato di rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona in danno dei 147 naufraghi soccorsi dalla nave Open Arms nell’agosto 2019. Gli eventi sono stati ampiamente ricostruiti in primo grado, abbiamo piena fiducia nel lavoro della Procura», ha affermato Oscar Camps, fondatore di Open Arms.

Il processo a Matteo Salvini

La vicenda Open Arms ha sempre suscitato forti tensioni politiche. Il processo è stato possibile solo dopo che il Parlamento ha autorizzato ad agire contro Salvini, nel 2021, quando la coalizione Lega–5Stelle era giunta al termine. In precedenza, per il caso Diciotti, l’autorizzazione era stata negata grazie al voto compatto della maggioranza. La richiesta di rinvio a giudizio per Salvini era stata presentata dalla Procura guidata all’epoca da Franco Lo Voi, oggi procuratore a Roma. A settembre 2023, i pubblici ministeri avevano chiesto per lui sei anni di carcere. A dicembre dello stesso anno era giunta l’assoluzione, oggi messa in discussione dalla decisione di Palermo di affrontare tutto davanti alla Cassazione.

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