Roma, 22 luglio 2025 – Le partite cruciali si disputano di sera. Anche il centrodestra affronta un nuovo vertice a cena, questa volta non a Palazzo Chigi, ma nella residenza di Giorgia Meloni. Qui si riuniscono i leader per definire i candidati in vista delle Regionali. L’antipasto è servito da Antonio Tajani, che a metà pomeriggio include Milano tra i temi da discutere. Propone di avanzare con un candidato civico, nonostante il desiderio di Maurizio Lupi di candidarsi per sostituire Sala. Tajani lancia anche un appello ad Azione, invitando il partito a unirsi alla coalizione per affrontare la sfida. Dalla formazione di Carlo Calenda giunge una risposta di ringraziamento, ma al momento si preferisce sostenere Sala, con la possibilità di rivalutare la situazione in futuro, riporta Attuale.
Naturalmente, l’obiettivo principale rimangono le Regionali: dopo il vertice di mercoledì concluso senza risultati concreti, gli alleati continuano a trattare dietro le quinte, con il Veneto che rappresenta il principale ostacolo. Alcuni sostengono che questo incontro non potrà risolvere la questione: “È solo l’inizio di un confronto”. Un confronto che vedrebbe la premier aperta all’idea di un candidato leghista (forse Alberto Stefani?), ma netta nel rifiuto di includere un riferimento alla lista Zaia o all’ex governatore nella lista del Carroccio.
Nel centrodestra, Massimiliano Fedriga porta chiarezza. Il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli-Venezia Giulia incontra la premier a Palazzo Chigi. Alla fine del colloquio, stabilisce regole essenziali: esclude l’idea di rinviare le elezioni nei cinque enti locali previsti per il 2026 (la Valle d’Aosta è un caso a parte), confermando che si voterà in autunno e fissando un chiaro addio all’idea di un election day: “Ogni Regione procederà autonomamente”.
Non ci sarà dunque un’unica tornata elettorale, come sperava la maggioranza, che si trova ora in una situazione sfavorevole. Già da ora è ufficiale che nelle Marche, dove il governatore uscente Francesco Acquaroli (FdI) si ricandida e che Meloni deve assolutamente mantenere, si voterà il 28 e 29 settembre. “Una scelta di buon senso”, afferma Acquaroli. Gli esponenti del centrodestra dichiarano che questa decisione serve a ridurre la campagna elettorale, mentre il Pd ribatte che potrebbero favorire il candidato avversario, Matteo Ricci. Quest’ultimo lamenta: “Votare a settembre rappresenta un danno per i marchigiani. I presunti interessi di partito hanno avuto la priorità rispetto a quelli della comunità. Almeno ora conosciamo la data”.
Ci sono quindi dinamiche in movimento, ma ogni questione è interconnessa: una volta risolto il rebus veneto, le altre regioni chiamate al voto (la Valle d’Aosta è un caso a parte) inizieranno a chiarirsi. Il nodo legato al post-Zaia è correlato all’accordo sulla Campania (Edmondo Cirielli, vice ministro di FdI, è in prima linea) e alla Puglia (il forzista Mauro D’Attis è in cima alla lista). È praticamente certo che in Toscana il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi (FdI), sarà il candidato in campo. Una preoccupazione si annida tra le fila della maggioranza, e turba i sonni di Fedriga: il rischio che il voto autunnale porti le Regioni in esercizio provvisorio. Il governatore ha discusso con la premier: “Contatterò il ministro Giorgetti per capire se sia possibile creare una norma per tutelare i bilanci”, avverte. Gli esperti del settore assicurano che non ci saranno problemi nel rimandare i termini per l’approvazione dei bilanci.