Il caso Barbero: confusione tra le riforme giustizia di Meloni e Berlusconi e il fact checking di Open

24.01.2026 20:15
Il caso Barbero: confusione tra le riforme giustizia di Meloni e Berlusconi e il fact checking di Open

Il professore ha confuso il testo della riforma Meloni con quello della riforma Berlusconi, il che rende corrette le sue critiche solo in riferimento al passato. Attualmente, le osservazioni indicate sono state verificate e il ruolo di Meta è chiaro; tuttavia, il video rimane disponibile e condivisibile da tutti, riporta Attuale.

Poco più di una settimana fa, ho ricevuto una notifica riguardante un video del professore Alessandro Barbero, in cui esponeva le sue opinioni sul referendum sulla giustizia. La sua durata era inferiore ai cinque minuti e l’ho ascoltato nonostante il titolo poco accattivante, “Io voto no”. Barbero ha dichiarato: “Certo io sono di sinistra, e questo lo sanno tutti quelli che mi conoscono, perciò non ha senso dire a tutti ‘Io voto no'”.

Il probabile scambio di testi fatto dal professore

Successivamente, ha spiegato le ragioni del suo no, portandomi a riflettere: “Che gaffe ha fatto il professore! Non ha letto il testo della riforma attuale, ma quello presentato da Silvio Berlusconi nel 2011″. Ho cercato il testo ufficiale della riforma e ho trovato effettivamente la versione del marzo 2011. Seguendo le critiche di Barbero su quel vecchio testo, le sue osservazioni risultavano valide.

Tutte le critiche trovano corrispondenza nel testo di riforma del 2011

È vero che con quella riforma il Csm sarebbe stato cambiato in modo significativo. Inoltre, Barbero ha ragione nel dire che la nuova composizione avrebbe indebolito i magistrati, riducendo dal due terzi alla metà il numero dei membri del Consiglio superiore. Anche la componente laica-politica sarebbe aumentata a metà. La sua affermazione che nel nuovo Csm “i magistrati sono estratti a sorte mentre il governo sceglie quelli che nomina” era quindi giustificata.

Vi è stata però un’imprecisione: non il governo, ma il Parlamento nomina. Tuttavia, oggi sappiamo quanto sia limitata l’autonomia dei membri del Parlamento rispetto al governo: vicina allo zero. Con il testo di Berlusconi, i membri togati sarebbero stati estratti a sorte, mentre i membri laici sarebbero stati scelti dalla politica.

La maggioranza di due terzi dei togati è uguale a prima e tutti sono tirati a sorte

Esaminando il testo della riforma di giustizia di Giorgia Meloni, ho notato che molte delle osservazioni di Barbero non si applicano più. Ci sono due nuovi Csm, la cui composizione è identica a quella attuale: due terzi togati e un terzo laici. Entrambi i gruppi saranno scelti tramite sorteggio. È stata introdotta anche un’alta corte, che secondo Barbero sarebbe “al di sopra” dei due Csm.

Nell’alta Corte invece i politici perdono più dei togati. Il ruolo del Quirinale

Il professore deve essere stato confuso dalla parola “Alta”, considerandola dominante. In realtà, l’alta corte non ha poteri sui due Csm, bensì funge da organismo secondario con poteri disciplinari. Qui ci sono 15 membri: nove sono togati selezionati a caso. Se fossero stati i due terzi, il totale sarebbe stato dieci. Tre membri “politici” sono scelti da un elenco approvato dal Parlamento. Invece di sei, ci sono quindi due membri in meno.

Gli altri tre membri sono nominati direttamente dal Presidente della Repubblica, che, secondo la Costituzione, è un’autorità super partes. È totalmente errato affermare che l’alta corte sia più politicizzata rispetto agli altri Csm. Accusare il Presidente della Repubblica di essere un semplice vassallo del governo è impensabile e nessuno si permette di farlo.

Ero indeciso se commentare l’incidente che ha visto Barbero confondere un vecchio testo di riforma con uno recente. Alla fine, ho deciso di non farlo, pensando che un accademico rispettato come lui possa permettersi tale errore. Non sapevo, come era giusto che fosse, che il nostro responsabile del settore fact checking, David Puente, stesse verificando le sue affermazioni.

Il nostro settore di fact checking opera in totale autonomia per evitare conflitti di interesse. Tuttavia, non siamo noi a chiedere la censura di alcuna voce. Chiunque ha diritto di esprimere la propria opinione, anche se potrebbe sembrare inopportuna. Il lavoro di fact checking di Open verifica solo i fatti, non le opinioni. Ignoravo che il video di Barbero fosse pubblicato in mezzo alle polemiche riguardanti presunte “censure”.

Non c’è stata alcuna censura, e il video è visibile e condivisibile su tutti i social

Questa è l’occasione per chiarire come funzioni il fact checking di Open in collaborazione con Meta. Non verifichiamo i video o i post perché “virali”, ma solo se un contenuto risulta molto discusso o contestato. Pertanto, viene richiesta una verifica sui fatti. Il rapporto di Open viene quindi inviato a Meta, che decide come informare gli utenti su eventuali inesattezze, allegando la nostra analisi. È stato censurato il video del professore Barbero? No.

Dopo l’avviso, chiunque può vederlo e condividerlo. Si può fare ricorso a Meta, e le motivazioni ben argomentate vengono accettate. Inoltre, fuori dai social di Meta, non esiste alcun avviso riguardante quel video e non è allegato alcun fact checking. Ho verificato che anche su Facebook il video è visibile, anche in gruppi di fan di Barbero, senza alcun avviso. Pertanto, è falso che il video di Barbero sia stato censurato.

L’altro fact checking fatto prima da Open sulla riforma, la Meloni e Garlasco

Alcuni parlamentari hanno sollevato interrogazioni sul tema, e ci sono state molte polemiche per difendere la libertà di espressione di Barbero. Ripeto: non ci è stata alcuna censura e sono a favore della libertà di opinione di qualsiasi individuo. C’è chi ha obiettato: “perché verificate Barbero e non i video della Meloni?”. A quest’ultimissimi rispondo che Open ha già pubblicato un articolo in merito, confutando l’affermazione di Giorgia Meloni sulla riforma della giustizia, spiegando chiaramente che il testo sottoposto a referendum non influenzerebbe casi di cronaca come quello citato. Non possiamo verificare le dichiarazioni di un esponente politico per le normative di Meta, che limitano la pubblicazione.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere