Emergenza migratoria a Ceuta: appello a Sanchez e al sindaco per un aiuto immediato
Il quartiere di Caballería di Ceuta è nel pieno di una crisi migratoria che vede migliaia di giovani in situazione di indigenza. Questi ragazzi, segni visibili di giorni e notti trascorsi all’addiaccio, si accalcano davanti alla Casa San Antonio in cerca di acqua, cibo e igiene. Gestito dal Secretariado diocesano de migraciones in collaborazione con l’agenzia italiana Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo, questo centro è diventato un porto di fortuna, ma la struttura è costretta a chiudere durante la notte, lasciando i giovani senza un riparo, riporta Attuale.
Fernando Sotomayor, direttore della Caritas di Ceuta, evidenzia la crescente necessità di supporto: “Abbiamo acquistato un’altra lavatrice per gestire il numero elevato di lavaggi”, ma la capacità del centro è limitata a 50 posti, molti dei quali ora occupati da un bambino di tre anni con paralisi cerebrale, arrivato via mare con la madre in stato interessante e il padre, dopo giorni trascorsi per strada. La richiesta di aiuto si estende a tende, utensili e cibo, per far fronte alla crescente necessità.
La situazione è aggravata dalla burocrazia e dalla mancanza di risorse. Sotomayor afferma: “Siamo una piccola organizzazione con un modesto aiuto dal Comune, ma ora siamo incapaci di utilizzare quei fondi per questa emergenza storica”. A Ceuta, si stima che ci siano tra cinquemila e diecimila persone in cerca di aiuto immediato, in particolare bambini e adolescenti che vagano soli per la città.
Il governo spagnolo ha programmato un aiuto straordinario di 25 milioni di euro per gestire i minori non accompagnati, ma l’attuazione richiederà tempo; la prima riunione del Consiglio dei ministri al riguardo avrà luogo solo il 25 agosto. Intanto, il ministro dell’Interno ha riferito di 1.898 minori identificati, inclusi 600 ragazze e 400 bambini sotto i 13 anni. Tuttavia, esiste una resistenza da parte di alcune comunità autonome, in particolare quelle governate da Vox, a ricevere la loro quota di minori.
Raúl Arnaiz, direttore di Save the Children Spagna, avverte che circa duemila bambini si nascondono tra le pieghe della città senza alcuna protezione. “Abbiamo inviato un team di intervento rapido per assisterli”, dichiara, sottolineando che i posti disponibili sono estremamente limitati. Tre fratelli, di 11, 13 e 15 anni, sono stati portati in un campo temporaneo e successivamente trasferiti nei centri di accoglienza, ma molti altri restano ancora a rischio.
Una ventina di associazioni hanno inviato una lettera al premier Sanchez e al sindaco Vivas, avvertendo che “il caos e l’emergenza umanitaria rischiano di trasformarsi in un terreno fertile per i trafficanti di esseri umani”. Le organizzazioni chiedono una risposta integrata e una collaborazione realistica tra le autorità statali e locali, affermando che “è inconcepibile che la gestione della crisi sia ancora affidata ai soli volontari”.