Crescente allerta a Ceuta e Melilla per un’imminente ondata migratoria
Roma, 14 agosto 2026 – Poco meno di quattrocento chilometri. È questa la distanza che divide Ceuta da Melilla, nonché il tratto di costa sul quale tutti gli occhi dell’Europa sono puntati. Sì, perché ormai manca sempre meno all’ipotetica nuova ondata migratoria che travolgerà, forse, non solo Ceuta, ma anche l’altra exclave, ovvero quella più vicina al confine con l’Algeria. Secondo il tam-tam social, partito da alcuni account marocchini, l’assalto alle frontiere potrebbe avvenire nella notte tra oggi e domani. “Non c’è posto in Spagna – ha detto il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska –, né a Ceuta, né a Melilla, né in qualsiasi altra città spagnola per coloro che vogliono entrare in modo irregolare e in violazione della legge”. Ma il livello di allerta è sempre più alto, tanto che la Guardia civil iberica ha posizionato una nuova barriera marittima sulla diga foranea meridionale di Melilla (simile a quella di El Tarajal, a Ceuta) per rafforzare il controllo al confine marittimo, riporta Attuale.
Con il Marocco, invece, i rapporti si fanno sempre più tesi: nonostante Madrid abbia assicurato che Rabat stia collaborando “in modo rilevante e importante”, il ministro della giustizia magrebino, Abdellatif Ouahbi, ha ipotizzato la sospensione dell’accordo bilaterale di estradizione per le difficoltà riscontrate dal suo Paese nel ricevere condannati o sospetti di cui chiede alla Spagna l’estradizione. I due Stati nel 2009 firmarono un accordo bilaterale che prevedeva la consegna reciproca di persone ricercate o condannate dai tribunali di uno dei due Paesi quando si trovano sul suolo dell’altro, ma non l’estradizione.
Dato che in Marocco – nonostante una moratoria del ’93 – vige ancora la pena di morte, Madrid non consegna i marocchini che potrebbero potenzialmente essere sanzionati con la pena capitale. Rabat minaccia la sospensione della convenzione, ritenendolo di fatto inutile. A questo si aggiunge il mancato rimpatrio dei minori magrebini che si trovano a Ceuta. Ouahbi ha affermato che alcuni casi non vengono trattati esclusivamente da un punto di vista amministrativo, dato che subentrano altre considerazioni politiche ed elettorali: “È una questione estremamente complessa e fortemente politicizzata”, ha detto.
Tuttavia, al momento la collaborazione alla frontiera tra i due Paesi sembra reggere. Centinaia di agenti antisommossa marocchini sono schierati al confine con le exclave spagnole, e numerosi filmati mostrano il dispiegamento di forze a Benzù, di fronte al valico di Tarajal che separa il Marocco da Ceuta, lungo le strade di accesso a M’diq, Tetouan e alle loro periferie. Otto posti di blocco presidiano i circa 80 chilometri di strada che collegano Tangeri a Ceuta.
Ci sono anche immagini dei poliziotti marocchini che punteggiano le spiagge di ferragosto con elmetti e scudi, per l’esercitazione in vista del nuovo possibile “assalto”. Inoltre, le nuove reti a maglie fitte, fissate ai piloni sottomarini di cemento armato, rendono Fnideq dal mare pressoché inespugnabile.
L’Unione europea getta acqua sul fuoco delle tensioni. “Madrid e Rabat – ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue – stanno collaborando strettamente per gestire i rimpatri e impedire i movimenti illegali verso la Spagna continentale”. Continuano, inoltre, i controlli della polizia iberica sui viaggiatori provenienti dall’Italia. Secondo i dati del ministero dell’Interno spagnolo, gli accertamenti avrebbero riguardato oltre 3mila persone.