Roma, 8 settembre 2026 – Il pianeta sta affrontando un aumento significativo della siccità e, entro la fine del secolo, quasi la metà delle terre emerse potrebbe rientrare nelle categorie climatiche in cui si registra carenza d’acqua. Entro il 2100, più del 40% della Terra, esclusa l’Antartide, sarà considerato arido, con un incremento di 2,37 milioni di chilometri quadrati rispetto ai valori degli ultimi 30 anni, un’area equivalente a circa otto volte quella dell’Italia, riporta Attuale.
Questa prospettiva emergente è descritta nello studio “CO2-altered evapotranspiration moderates future global dryland expansion under climate change”, pubblicato su Environmental Research Letters dai ricercatori dell’Accademia cinese di Scienze forestali, guidati da Yifei Cai. La ricerca mostra che, nel periodo di riferimento 1994-2023, le aree desertiche o con scarse precipitazioni hanno coperto il 38,58% della superficie terrestre globale, mentre si prevede che questa quota potrebbe raggiungere il 40,28% negli ultimi 30 anni del secolo. Importante notare che questo non significa che il 40% del pianeta diventerà deserto; nel contesto dello studio, “drylands” si riferisce a aree con condizioni climatiche piuttosto secche, definite dall’indice di aridità che confronta le precipitazioni con l’evapotraspirazione potenziale.
Dall’Australia al Brasile, le aree più colpite
Gli autori della ricerca sottolineano che l’espansione delle terre aride continuerà per tutto il XXI secolo, tuttavia a un ritmo più lento rispetto a quello osservato dal 1960 al 2023, quando l’estensione globale delle “drylands” aumentava mediamente di circa 39.100 chilometri quadrati all’anno, sebbene con variazioni temporali. Questa trasformazione non avverrà in modo uniforme: aree come l’Australia e il Brasile subiranno gli effetti maggiori, mentre anche alcune parti dell’Africa settentrionale e meridionale esperimenteranno forti processi di inaridimento. Infatti, nello Australia centrale, si prevede una transizione dalle condizioni più umide verso quelle più secche. Tuttavia, alcune regioni della Cina nord-occidentale potrebbero registrare aumenti di umidità in futuro.
Il ruolo delle emissioni di CO2 e l’autodifesa delle piante
Un aspetto centrale dello studio è l’anidride carbonica atmosferica, il principale gas responsabile del riscaldamento climatico di origine antropica. L’aumento della CO2 comporta anche effetti fisiologici sulle piante. Un’alta concentrazione di questo gas può favorire la parziale chiusura degli stomi, i microscopici pori attraverso cui avvengono gli scambi gassosi, riducendo così la traspirazione e la perdita d’acqua. Gli autori hanno incluso questo aspetto nei loro calcoli di evapotraspirazione potenziale, ridimensionando le proiezioni sull’espansione delle terre aride rispetto a quelle che non considerano l’influenza della CO2. Tuttavia, i ricercatori avvertono che questo non rappresenta una “buona notizia” climatica, poiché il riscaldamento globale resta il motore principale del cambiamento e la riduzione dell’evapotraspirazione causata dalla CO2 non elimina i rischi legati all’aumento dell’aridità.
La Terra diventerà un grande deserto?
Le conclusioni dello studio sono più complesse di un semplice avviso riguardante la trasformazione della Terra in un grande deserto. I ricercatori segnalano una progressiva riconfigurazione geografica delle aree aride, che avranno impatti significativi sulla disponibilità d’acqua, sugli ecosistemi e sulle attività agricole. Gli autori sottolineano che le valutazioni future del rischio dovranno integrare le proiezioni climatiche con le condizioni locali e le pressioni umane per comprendere dove l’inaridimento potrebbe portare a una crisi reale delle risorse e alla possibilità di abitare certe aree del pianeta.