Etiopia riduce l’energia elettrica alle aziende di criptovalute a causa della scarsità d’acqua
L’Etiopia ha drasticamente ridotto l’energia elettrica fornita alle aziende estrattrici di criptovalute, a causa della diminuzione delle risorse idriche nelle dighe che alimentano le centrali idroelettriche del paese. Il governo del primo ministro Abiy Ahmed, che in passato aveva incoraggiato l’ingresso di queste società per attrarre investimenti, ora si trova a dover rivedere i contratti a seguito delle scarse piogge, riporta Attuale.
Il mining di criptovalute richiede un’elevata quantità di energia, con computer dedicati a svolgere operazioni cruciali per il funzionamento delle reti. A fine agosto, l’amministratore delegato della Ethiopian Electric Power (EEP), Ashebir Balcha, ha dichiarato che le forniture per le aziende di criptovalute erano state ridotte a circa il 23% dell’energia prevista nei contratti. Circa il 95% dell’elettricità in Etiopia proviene da fonti idroelettriche, ma quest’anno le precipitazioni sono state scarse e la stagione delle piogge è iniziata in ritardo.
La disponibilità d’acqua nelle dighe è diminuita del 20%, portando a una riduzione della capacità produttiva delle centrali. Questo calo si registra anche nella Grande Diga del Rinascimento Etiope sul Nilo Azzurro, un progetto che Abiy ha fortemente sostenuto e che è stato completato nel luglio 2025. La produzione di questa diga è strettamente legata alla disponibilità d’acqua, influenzata da un cambiamento climatico che ha reso le piogge più irregolari.
La siccità costituisce una sfida ricorrente in Etiopia, aggravata dal riscaldamento globale. La scarsa disponibilità di energia spinge l’azienda a dare priorità a famiglie e industrie locali, sacrificando le forniture per le aziende estere. La maggior parte delle società di mining in Etiopia proviene dall’estero, in particolare dalla Cina, attirate dalla tariffa elettrica competitiva.
Le aziende di mining contribuiscono significativamente alle entrate dell’EEP, rappresentando circa il 30% dei ricavi nel 2025, con entrate equivalenti a 50 miliardi di birr (circa 300 milioni di dollari). Questa valuta è cruciale per l’Etiopia, che importa più di quanto esporta. Il governo di Abiy, salito al potere nel 2018, ha promesso riforme economiche e un maggior numero di investimenti stranieri, ma le aspettative sono state disattese nel settore della democrazia.
I tentativi di attrarre aziende di mining sollevano interrogativi sui benefici reali per la popolazione. Sebbene queste imprese possano generare entrate in valuta estera, il loro consumo elevato di energia non si traduce in posti di lavoro per gli etiopi, creando un indotto limitato. Attualmente, quasi il 50% della popolazione non ha accesso affidabile all’elettricità, e oltre 15 milioni di famiglie sono ancora in attesa di essere collegate alla rete.
Nel 2024, il governo ha adottato un piano per aumentare i prezzi dell’energia del 400% entro il 2028, come tentativo di migliorare le finanze dell’azienda statale, dopo anni di vendite a basso costo.