Accordo Italia-Ue sul decreto bollette, ma tensioni sui migranti

17.10.2026 00:15
Accordo Italia-Ue sul decreto bollette, ma tensioni sui migranti

Accordo sul decreto bollette: l’Italia fa progressi ma affronta tensioni sulla migrazione

Durante l’ultimo vertice a Bruxelles, la premier Giorgia Meloni ha ottenuto un accordo politico preliminare con la Commissione europea riguardo alle misure del decreto bollette, miranti a limitare l’impatto dei costi energetici per famiglie e imprese, riporta Attuale. Inoltre, l’Italia deve notificare i propri piani per conformarsi alle normative sugli aiuti di Stato temporanei, previsti per affrontare la crisi innescata dalla guerra in Iran.

Il meccanismo proposto dall’Italia si ispira a un modello approvato nel 2022 per il mercato iberico, mirato a ridurre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Secondo un portavoce della Commissione, questa è intenzionata a valutare la misura italiana e approvarla rapidamente una volta ricevuta la notifica formale.

L’intervento è previsto di natura temporanea, con una durata di un anno e sei mesi di uscita graduale. Sarà progettato per ridurre al minimo le distorsioni nel mercato elettrico dell’UE, preservando al contempo gli incentivi a lungo termine per gli investimenti in energia pulita. Si prevede che il tetto al prezzo del gas vari tra i 58 e i 62 euro per megawattora, portando il prezzo all’ingrosso finale a circa 140-150 euro per megawattora, contro i circa 230 euro attuali.

Durante il vertice, i leader europei hanno trattato questioni di competitività, costi dell’energia e sostegno all’Ucraina. Si è ribadito che l’Ucraina rimane una priorità centrale per l’Europa, con il presidente del Consiglio europeo António Costa che ha annunciato la necessità di ulteriori 70 miliardi di euro per il 2027 per soddisfare le esigenze finanziarie di Kiev.

I temi più controversi sono stati legati all’energia, al bilancio dell’UE e alla migrazione. Diverse nazioni, tra cui Italia, Danimarca e Polonia, hanno presentato emendamenti volti a modificare il paragrafo sui migranti nelle conclusioni del Consiglio europeo, ma tali emendamenti sono stati bocciati. Le richieste includevano il riconoscimento della migrazione irregolare come una sfida per le società europee e l’accelerazione nelle azioni per ridurre i fattori attrattivi.

In risposta a tali richieste, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha difeso la politica migratoria della Spagna, affermando che le misure attuate dal suo governo sono estremamente responsabili nel contrasto all’immigrazione irregolare.

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