Susie Wiles sotto pressione alla Casa Bianca: in gioco il futuro della capo dello staff

16.10.2026 21:35
Susie Wiles sotto pressione alla Casa Bianca: in gioco il futuro della capo dello staff

Crisi interna alla Casa Bianca: accuse, dimissioni e tensioni tra i collaboratori di Trump

Dopo le polemiche sulle consulenze di Chris LaCivita e James Blair per i filorussi in Bosnia e le dimissioni dell’ambasciatrice USA in Grecia, Kimberly Guilfoyle, la Casa Bianca si trova al centro di un ciclone di accuse e tensioni interne. Le controversie coinvolgono anche il capo dello staff, Susie Wiles, divenuta oggetto di indiscrezioni, riporta Attuale.

L’ultimo caso ha coinvolto Katie Zacharia, la nuova portavoce assunta da Trump senza la consultazione di Wiles. Dopo un disastroso primo briefing e critiche per la presunta mancanza di abilitazione legale, Trump ha messo in dubbio la sua idoneità al ruolo, affermando: «Forse il ruolo di portavoce non è per lei». Dopo soli cinque giorni, è stata rimossa dall’incarico, battendo il precedente record di Scaramucci, che era durato undici giorni nel 2017.

Un altro episodio complesso riguarda Alina Habba, l’ex avvocata di Trump, che ha denunciato il mancato arrivo di 5,6 milioni di dollari destinati al Kennedy Center, cifra non documentata secondo quanto riportato da Axios. In risposta a queste accuse, Trump ha richiesto all’avvocato della Casa Bianca di avviare un’indagine.

Tuttavia, l’aspetto più critico è rappresentato dalla questione riguardante Susie Wiles. Secondo Politico, Trump avrebbe interrogato amici e alleati su possibili sostituti per il suo capo dello staff, con nomi come Stephen Miller e Kevin McCarthy tra i candidati. Nonostante le voci, Trump ha smentito le segnalazioni, dichiarando: «Susie è qui e ci resterà per lungo tempo».

Sotto pressione, Wiles e il suo team, inclusi LaCivita e Blair, si trovano a fare i conti con le implicazioni derivanti da consulenze politiche svolte in Republika Srpska, un’entità filorussa in Bosnia-Erzegovina. Sebbene Trump avesse inizialmente minacciato di licenziarli, ha successivamente ridimensionato le polemiche, affermando di non vedere conflitti d’interesse. La situazione è aggravata da un contratto di 35 mila dollari mensili tra la società di lobbying di Wiles e la Republika Srpska, controversia che potrebbe rivelarsi esplosiva.

Secondo il Washington Post, i detrattori di Wiles hanno alimentato le preoccupazioni di Trump inviando articoli critici, contribuendo a una situazione già di per sé fragile. Con figure come Corey Lewandowski, ex responsabile della campagna di Trump, sulla scena, alcuni alleati temono il ripetersi delle lotte interne che hanno caratterizzato il primo mandato di Trump, mentre tra il suo entourage c’è chi guarda con favore a una possibile rimozione di Wiles come mezzo per allentare le restrizioni sulle politiche più populiste e nazionaliste.

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